PATCHWORK: LA TECNICA COLORATA PER REALIZZARE QUILT UNICI

Il patchwork (dall’inglese patch=pezza e work=lavoro) è un’arte antica ma coloratissima di cucito realizzata dall’unione di tessuti diversi con cui è possibile creare con facilità piumoni, cuscini, tovagliette e persino quadri, vestiti, borse e pupazzi di stoffa.

Questa tecnica, arrivata qui in Italia relativamente tardi, attorno agli anni ’90, trae le sue lontane origini dalle terre asiatiche nelle quali si era avvertita la necessità di realizzare capi di abbigliamento caldi per tutelarsi dal clima freddo e pungente (vedi la tecnica seicentesca nipponica del “Boro Sashiko” per i kimono), ma si consolida prettamente nel Medioevo quando i crociati avevano iniziato a utilizzarla sia per proteggere la pelle dalle loro armature di ferro molto pesante che per aggiungere più stoffa trapuntata agli indumenti formati da diversi strati di tessuto.

Mentre in Italia il patchwork era dunque impiegato per confezionare costumi tradizionali, impreziosire la biancheria per la casa e bardare i cavalli, in Spagna per eseguire paramenti sacri, in Inghilterra l’abitudine diffusa era di usarlo per realizzare trapunte molto spesse simili a copriletti chiamati “cowlte” (da cui ebbe origine successivamente il termine “quilt“) da dare in regalo agli sposi novelli.

Saranno poi proprio le mogli dei pionieri inglesi a introdurre il patchwork durante le prime colonizzazioni in America, quando avevano preso l’abitudine di riciclare le parti migliori di capi ormai consunti per la riparazione di altri o per realizzarne di nuovi, in particolare coperte imbottite con foglie di tabacco e cotone.

(Copyright immagine: Morgan Weistling, “The Quilting Bee, 19th Century Americana“)

Queste fattive ricamatrici riuscivano infatti a riciclare ritagli di stoffa avanzata per confezionare biancheria per la casa come tovaglie, tende, coperte e capi d’abbigliamento durante le “quilting bee”, le riunioni che periodicamente organizzavano per scambiare suggerimenti e disegni con le proprie compagne e dove ognuna di loro mostrava la propria trapunta su cui aveva cucito la storia che voleva raccontare, magari sulla nascita di un nipote o la passione per i cardellini, sempre prendendo a piene mani dai cesti (“scarp basket“) o dai sacchetti in cui erano venduti zucchero, farina e caffè e dopo conservate le stoffe inutilizzare (“scarp bag“) .

I motivi più tradizionali usati per le composizioni nuziali con le stoffe più belle sono ancora adesso, ad esempio, chiamato la “Rosa di Sharon” che ricorda un versetto del Cantico dei Cantici nella Bibbia, il “Long Cabin” (le capanne di tronchi) o la “Virginia Reel” che riprendeva gli schemi rurali della quadriglia.

Quando, a fine Ottocento, negli Stati Uniti d’America iniziò a diffondersi l’uso domestico della macchina da cucire grazie all’imprenditore Singer, anche la confezione di patchwork venne notevolmente avvantaggiata fino alla perdita di interesse, tra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento, nei confronti di questa arte considerata artigianato povero sia forse a causa dell’assunzione delle donne in fabbrica e in ufficio, del boom dell’industralizzazione che immetteva sul mercato enormi quantità di merci a prezzi molto bassi rendendo così superfluo il lavoro casalingo di confezione di abiti e accessori per la casa che anche per i movimenti di emancipazione giovanile che tendevano a ripudiare le tradizioni casalinghe.

Attualmente il patchwork è ritornato prepotentemente di moda grazie al “Movimento Femminista Americano” che sta cercando di riscoprire questo “specifico femminile” che per tre secoli aveva prodotto dei veri e propri capolavori magari optando per un upcycling (riciclo creativo del materiale), attraverso riunioni di in piccoli gruppi dove cucire quilt e socializzare.

Negli ultimi anni il patchwork ha invaso la moda imponendosi sulle passerelle e conquistando più di qualche maison come quelli di Antonio Marras e Just Cavalli, celebri per i loro abiti multimaterici, ai tartan e al tweed di Missoni, Miu Miu e Hermes.

Come realizzare una trapuntina in patchwork

Prima di iniziare a realizzare il nostro progetto creativo, è giusto essere sicuri del risultato che si vorrà ottenere. Il disegno ci aiuta inoltre a capire di che dimensioni fare ciascun pezzo e a capire quanti ce ne serviranno per completare il lavoro. Per agevolare la prima trapuntina in patchwork potreste rifarvi alle tre tecniche più diffuse: la molas, utilizzata prettamente dagli indiani di Panama, che consiste nel creare dei bassorilievi con pezzi di stoffa colorati e sovrapposti, che verranno poi intagliati, i geometrici dove ogni forma o blocco che compone la reazione è geometrica e gli hawaiani che vengono realizzati con due teli dove quello superiore verrà poi ritagliato per realizzare le tipiche forme hawaiane ed essere fissate a quello inferiore.

Adesso il materiale che ci occorrerà per realizzare la nostra prima trapunta in patchwork sarà composto da:

  • Una macchina da cucire; 
  • Forbici;
  • Una stoffa neutra, di colore bianco;
  • Dalle 4 alle 6 stoffe di trame e colori diverse, a fantasia o monocromatiche, a seconda del vostro gusto;
  • Una imbottitura (come l’ovatta);
  • Una stoffa per fare il rivestimento di dimensioni 100×60 cm oppure 120×72 cm a seconda del proprio progetto;
  • Un bordino.

Il primo passaggio consiste nel taglio della stoffa colorata in quadrati che dovrà essere di minimo 6 mm più grande di quello indicato nella bozza del disegno, un margine essenziale per la stiratura che avverrà dopo la fase di ritaglio e di cucitura. Ricordiamo che il quilt andrà poi trapuntato secondo le nostre preferenze.

Dopo aver calcolato bene le misure e avere bene in mente il disegno da voler realizzare grazie al disegno di bozza, adesso mettiamo degli spilli agli angoli superiori della stoffa colorata e agli angoli inferiori della stoffa bianca e facciamoli combaciare dalla parte del rovescio.

Adesso sarà necessario formare piccole pieghe a metà di ciascuno dei 3 lati su 4 di ogni quadrato e poi fermarli con uno spillo. Cuciamo ora questi 3 lati con la macchina da cucire facendo attenzione a lasciare almeno 3 mm come margine di cucitura. Inseriamo l’imbottitura nel lato del quadrato lasciato libero e cuciamo anche quest’ultimo lato lasciato libero. Mettiamo infine in fila 6 quadrati dalla parte colorata, spilliamoli e poi cuciamoli con un margine dai 3 ai 5 mm fino a ripetete allo stesso modo per i restanti pezzi. Infine chiudete la fodera con la trapuntina creata e aggiungete un’ultima rifinitura con un bordino.

Ed ecco il vostro primo quilt con la colorata tecnica del patchwork!

(Copyright immagine in copertina: Psychic Outlaw Clothing)

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