SCOPRI IL TUO DUENDE

Dall’arco vuoto entra un vento mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti,
in cerca di nuovi paesaggi e di accenti ignorati; un vento che odora di saliva di bimbo,
di erba pesta e velo di medusa, e annuncia il costante battesimo delle cose appena create…

Gioco e Teoria del duende – Federico Garcia Lorca

Gli spagnoli chiamano Duende uno stato di intensa emozione, qualcosa di misterioso, che fa trepidare, una sensazione talmente potente da perdere i sensi, un concetto astratto che spesso si identifica con una forza profonda che si sprigiona nel corpo attraverso qualsiasi forma d’arte come la musica, i dipinti, la danza. La parola deriva dall’apocope dell’espressione dueño de una casa (duende casaduende) ovvero, padrone di casa, infatti, molte storie tramandate individuarono questo ”padrone” in un folletto, altre in un anziano signore, altre ancora in un’entità impalpabile, nel dialetto andaluso, duende può significare folletto ma anche broccato e stoffa pregiata. Lo scrittore che meglio ha saputo descrivere il duende è Federico Garcìa Lorca, poeta e scrittore spagnolo che nel libro “Gioco e Teoria del duende” spiega a parole sue questo inspiegabile potere posseduto dagli artisti come un agire, un sentire che parte da dentro e che si impossessa del corpo in movimento. Il duende come una forza che fa bollire il sangue dal sacro fuoco dell’arte, un fluido inafferrabile, qualcosa di demoniaco che si manifesta con il corpo, da Billie Holiday a Tennessee Williams, da Ella Fitzgerald a Miles Davis nella musica, a Marlon Brando nel cinema, ad Apollinaire e Rimbaud nella poesia, molti artisti sono stati divorati dal duende, così come i ballerini di flamenco e i toreri.

Per cercare il duende in noi stessi non esiste un esercizio specifico, non si impara, si sa solo che è qualcosa che brucia nel sangue come un tropico di vetri, che estenua, che respinge tutta la dolce geometria appesa, come lo definisce Lorca, è qualcosa con cui si nasce e si cresce e che si nutre di conflitto, che nasce dai piedi e sale per creare uno stile e nuove forme di creazione. Un concetto che Lorca definisce inquietudine come esperienza del vivere e solo chi possiede il duende riesce a comprendere lo spirito dei tempi e a sperimentare emozioni, c’è duende quando si lotta con se stessi, quando ci si apre a qualcosa di nuovo e sconosciuto che si innesca, senza preavviso, nella mente del filosofo e dell’artista alimentando la creazione di altre strutture in grado di catturare e di interpretare la realtà e il pensiero.

Duende Flamenco

Se il duende è un potere e un non agire, un lottare e non un pensare, la capacità di lasciarsi trasportare dalle emozioni esprimendo un conflitto interiore e un sovvertimento di pensieri, allora  ognuno di noi può trovare il suo duende attraverso la creatività o come Lorca soleva dire tra la musa e l’angelo, nelle pieghe del pensiero.

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