I 5 GRANDI COSTUMISTI ITALIANI CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL CINEMA

Una delle figure fondamentali nel processo di credibilità di un film è quella dei costumisti, il cui lavoro è riuscire a immaginare la trasformazione di un attore a personaggio attraverso la costruzione di uno stile ben definito e spesso iconicamente indimenticabile.

Il ruolo dei costumisti, nonostante fosse stato fondamentale durante l’era del cinema muto dove l’uso dei costumi doveva spesso sostituire la comunicazione verbale, è rimasto sconosciuto fino al 1948 quando è stato ufficialmente istituito un premio Oscar a esso dedicato, l’Academy Award for Costume Design, e a oggi sono ben 12 le statuette per i migliori costumi vinte dai professionisti italiani con in mano forbici e merletti, attestazioni che hanno finalmente mostrato al grande pubblico come il linguaggio della moda nostrana si sia sempre espresso ai livelli più alti partendo da radici artigianali e territoriali per poi essere tradotte nel flusso delle storie cinematografie.


Danilo Donati (“La grande guerra”, “Ginger e Fred”, “Uccellacci e Uccellini”), Massimo Cantini Parrini (“Il racconto dei racconti”, “Pinocchio”, “Che strano chiamarsi Federico!“), Maurizio Millenotti (“La voce della luna”, “Tristano e Isotta”, “I centochiodi”), Gino Carlo Sensani (“Piccolo mondo antico”, “L’usuraio”, “Cuore”) Maria de Matteis (“Le avventure di Giacomo Casanova”, “La diga del Pacifico”, “Fortunella”), Daniela Ciancio (“Respiro”, “Notturno Bus”, “Cose dell’altro mondo“), Eva Coen (“Gangs of New York”, “Exodus: Gods and Kings“, “Spectre“), Carlo Poggioli (“Cold Mountain”, “Grimm”, “The Young Pope“) sono solo alcuni dei «maestri» del mestiere raccolti nell’Associazione scenografi e costumisti.

In merito noi oggi abbiamo scelto per voi 5 dei migliori costumisti italiani che hanno fatto la storia del Cinema:

VITTORIO NINO NOVARESE

Nato a Roma nel 1907, dopo aver frequentato i corsi di scenografia e costume presso la scuola d’arte della capitale, Vittorio Nino Novarese inizia a lavorare a fine anni ’20 come aiuto costumista a arredatore presso compagnie teatrali e per le produzioni cinematografiche di film muti. Nel 1933 si spalancano le porte del mondo del cinema sonoro collaborando con Alessandro Blasetti nella realizzazione dei costumi per la pellicola storica “I mille di Garibaldi” per poi scegliere di trasferirsi in California firmando i costumi per kolossal come “La più grande storia mai raccontata” di George Stevens e “Il tormento e l’estasi “di Carol Reed. Novarese si è aggiudicato ben due premi Oscar per i migliori costumi: nel 1964 per il colossal “Cleopatra”, e nel 1971 per “Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo”.

PIERO GHERARDI

Architetto e arredatore di professione, Piero Gherardi inizia la sua avventura nel mondo in celluloide realizzando i primi costumi per Mario Soldati (“Eugenia Grandet”, “Daniele Cortis“) e poco dopo per il kolossal “Guerra e pace” di King Vidor e “Kapò” di Potecorvo ma è con il sodalizio con Federico Fellini che diventa una vera e propria istituzione del costume designer. La sua cifra irrealistica e creativa si è espressa prima con “Le notti di Cabiria” poi negli aderenti vestiti dai generosi decoltè de “La dolce vita” e nelle atmosfere oniriche di “Otto e 1/2“, film per i quali vince due Oscar nel 1962 e 1964. Al di là dei veli colorati in “Giulietta degli spiriti” Gherardi sazierà, poi, persino la sua inclinazione al grottesco realizzando costumi surreali dell’”Armata Brancaleone” di Mario Monicelli.

GABRIELLA PESCUCCI

Vincitrice di ben 27 premi internazionali (Bafta, Emmys, David, Nastri, Goya e chi più ne ha più ne metta), dopo gli studi fiorentini presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana e successivamente l’Accademia di Belle Arti, Gabriella Pescucci si trasferisce a Roma per lavorare come assistente costumista, con P. L. Pizzi, Ezio Frigerio e Piero Tosi. Tra gli Anni Sessanta e Settanta firma i suoi primi lavori come costumista per i registi Giuseppe Patroni Griffi, Mauro Bolognini e Federico Fellini (“La città delle donne“, “Che ora è“) ma il suo exploit internazionale incomincerà negli anni Ottanta con “C’era una volta in America” di Sergio Leone, “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud e i ben duemila costumi per “Le avventure del Barone di Münchausen” di Terry Gilliam. Dopo Oscar nel 1993 per “L’età dell’innocenza” di Martin Scorsese, la Pescucci continua ad alimentare il suo eclettismo non solo in ambito cinematografico (“La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton, ad esempio) ma anche televisivo attraverso i costumi di serie di successo come “I Borgia” e “Penny Dreadful“.

PIERO TOSI

Molti dei nostri sogni cinematografici non sarebbero esistiti senza la genialità del costumista Piero Tosi. Dopo gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, la sua carriera inizia nel 1947 tra le quinte teatrali dell’amico Franco Zeffirelli fino a stringere un indissolubile sodalizio cinematografico con il regista Luchino Visconti passando dai costumi neorealisti di “Bellissima” alle stoffe rinascimentali e decadenti di “Senso“, “Il Gattopardo” e “Morte a Venezia”. Vincitore di nove Nastri d’argento, due David di Donatello e due BAFTA Awards, Piero Tosi è stato candidato cinque volte ai premi Oscar, vincendo nel 2014 la statuetta onoraria alla carriera per i suoi “incomparabili costumi che superano il tempo facendo vivere l’arte nei film”. Nel 2008 il Centro Sperimentale di Cinematografia gli ha dedicato il documentario “L’abito e il volto. Incontro con Piero Tosi ” (Francesco Costabile), raccontandone l’uomo oltre la professione oltre alla mostra “Piero Tosi: esercizi sulla bellezza” che ripercorre la sua carriera artistica dal 1988 al 2016 per mezzo di ritratti, foto di scena, filmati e bozzetti.

MILENA CANONERO

Chiudiamo in bellezza con la costumista italiana più famosa e stimata nell’ambiente cinematografico odierno: Milena Canonero. Torinese, classe 1949, dopo gli studi genovesi, si trasferisce a Londra per lavorare nel mondo della pubblicità e proprio nella capitale inglese conosce il regista che cambierà il corso della sua vita, Stanley Kubrick, per il quale realizzerà le indimenticabili tute bianche dei drughi di “Arancia Meccanica”, i maglioncini rosso scuro di Jack Torrance in “Shining” e le gonne a sbuffo di “Barry Lyndon” per il quale ottiene il suo primo Oscar nel 1975 a cui seguiranno il secondo nel 1982 con “Momenti di gloria” di Hugh Hudson, il terzo nel 2006 con “Marie Antoniette” di Sophia Coppola e addirittura il quarto nel 2014 con “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Da Francis Ford Coppola a Sydney Pollack da Roman Polanski a Steven Sodebergh, le creazioni di Milena Canonero continuano a stupire confermando di volta in volta come la settima arte debba sempre passare necessariamente attraverso i processi creativi e i modellini di carta realizzati da visionari ed elegantissimi sarti.

(Copyright immagine in evidenza)

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