Kalos kai agathos: dalla Grande Bellezza greca ai filtri di Instagram

Un essere umano è una creatura estetica ancor prima che etica diceva Joseph Brodsky, affermazione che avrebbe fatto distorcere il naso ai nostri antenati e filosofi greci. Sì, perché, mentre prima il concetto del bello aveva a che fare con concetti trascendentali pronunciati da uomini saggi che consideravano il bello un ideale di armonia e perfezione tipico dell’uomo virtuoso, oggi, ahimè, la questione ha preso una piega decisamente differente.

Siamo passati dal kalos kai agathos ( ciò che è bello deve essere per forza buono) al ciò che è bello è bello. E se non hai la fortuna di esser considerato un Adone, niente paura: sei nato nell’epoca giusta. Quantità sterminate di punturine sottocutanee e bisturi, filtri sui social e uno spiccato gusto dell’omologazione, ci hanno resi ”per forza di cose” plasticamente belli.

Ma la popolarità dei selfie può avere effetti psicologici negativi.

I filtri bellezza, usati sempre più spesso, rischiano di scatenare una sorta di fobia dei difetti fisici e la conseguente corsa al ‘ritocchino’ chirurgico.

TRATTASI DI DISMORFOFOBIA?

A mettere in guardia sulle conseguenze di app che restituiscono volti perfetti non aderenti alla realtà è un articolo apparso su Jama Facial Plastic Surgery. Il Disturbo dismorfico del corpo (BDD), o dismorfofobia, è una condizione che colpisce una persona su 50 negli Stati Uniti. 


    Le persone che hanno questo disturbo ossessivo-compulsivo sono ossessionate da imperfezioni minori o inesistenti nel loro aspetto e alcune hanno una storia di interventi di chirurgia estetica inutili o ripetuti. A scatenarlo sono diversi fattori, tra cui la genetica, l’errata elaborazione del neurotrasmettitore serotonina (l’ormone della felicità) ma anche traumi infantili e contesti ambientali.

Ora i ricercatori del Boston Medical Center (BMC), nel Massachusetts, suggeriscono che potrebbe esserci un ulteriore fattore di rischio: i selfie. Nel loro articolo, sottolineano che la crescente diffusione dei filtri in app come Snapchat e Facetune ha profondi effetti psicologici.

“La pervasività di queste immagini modificate può incidere sull’autostima, farci sentire inadeguati” e innescare un nuovo fenomeno chiamato ‘Snapchat dysmorphia’, che ha come conseguenza anche la ricerca dell’intervento chirurgico “per apparire come la versione ‘filtrata’ di se stessi”.

A tal proposito, spiegano, un’indagine ha rilevato che nel 2017 il 55% dei chirurghi plastici si occupava di persone che stavano cercando di migliorare il loro aspetto nei selfie; solo 3 anni fa questa percentuale era del 42%. “I selfie con filtri – afferma il coautore dell’articolo, Neelam Vashi, direttore del Ethnic Skin Center di BMC – possono far perdere il contatto con la realtà” e “questo può essere particolarmente dannoso per gli adolescenti”.

Fonte

Gli Dèi, i semidei, gli eroi, gli uomini che il mito e la storia ci tramandano, che la poesia e la scultura ci consegnano, sono belli perché nei loro corpi c’è la scintilla divina del mondo.

Platone scriveva:

La potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello.

In un periodo storico difficile, di mortificazione dell’anima e mistificazione dell’etica, per sopravvivere ci vuole tanta ma tanta Bellezza.

EDITORIALE N. 89

In questo 89° numero di Metis Magazine abbiamo voluto parlarvi della Bellezza, in tutte le sue forme.
Un tema vasto e complicato, oggi più che mai, che ha perso probabilmente lo smalto dell’etica ormai surclassata da un’estetica che, oltre i nostri corpi, ha omologato il nostro modo di vedere il mondo.
Il tutto è stato affrontato cercando di dare ai nostri lettori diversi punti di riflessione su vari argomenti, arricchendo il numero con le interviste esclusive e le nostre immancabili rubriche.
Senza alcuna pretesa di esaustività, vi invitiamo a non perdervi questo numero di Luglio. 

Buona lettura.

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