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LA MORTE TI FA BELLA E IL CONCETTO DI CORPOREITA’

Avete presente Meryl Streep con la faccia sorridente girata a 180° o l’attrice Goldie Hawn con un enorme foro in mezzo allo stomaco in cui s’intravede un pianoforte di casa?

Si tratta del film grottesco e narcisista “La morte ti fa bella o Death becomes her” (1992) di Robert Zemeckis in cui due donne, famose e di successo, sono ossessionate dall’eterna giovinezza e per ringiovanire e diventare immortali, fanno ricorso ad una misteriosa pozione, ben presto però l’irriverente commedia satirica si trasformerà in un gioco al massacro e l’eterna giovinezza rappresenterà soltanto un’illusione. Nella ossessiva ricerca della bellezza a tutti i costi, la morte, dalle tinte comiche, si impossessa dei corpi delle due donne vanificando il loro sogno di immortalità, persino di fronte al cadavere di loro stesse, le protagoniste portano in scena la critica all’eccesso della chirurgia plastica che negli anni novanta diventava sempre più dilagante. La promessa della bellezza eterna e della gioventù imperitura è un mito che si perde nella notte dei tempi secondo cui l’uomo cerca di esorcizzare la paura della morte cristallizzando il proprio corpo nella sua forma migliore, ed è per questo che il mito della bellezza è strettamente connesso con l’essere corporei.

Il concetto di corporeità per il pensiero occidentale ha rivestito un ruolo accessorio rispetto alla mente e all’anima considerate le virtù morali e la vera essenza dell’uomo, il classico binomio corpo-forma e interiorità-sostanza viene completamente ribaltato, oggi il corpo non viene più considerato come un involucro ma come elemento centrale della persona umana, infatti con il termine Somaestetica, coniato dal filosofo americano pragmatista Richard Shusterman, si arriva alla conclusione che noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo.

La Somaestetica prevede un lungo e intenso percorso di conoscenza del proprio corpo, un processo di consapevolezza delle reazioni fisiologiche, sensoriali, di bisogni e limiti al fine di vivere una vita autentica libera da condizionamenti e stereotipi dove la chirurgia diventa un mezzo di auto-affermazione non di conformismo. Quel corpo tanto agognato da Madeline in La Morte ti fa bella, diventa paradossalmente un oggetto di antiquariato da dipingere e stuccare dopo ogni movimento, non più corpo perfetto ma decadente che ci comunica un messaggio fondamentale: “L’uomo è mortale a causa dei suoi timori e immortale a causa dei suoi desideri, come diceva Pitagora, ed è per questo che è importante avere cura del nostro corpo, ascoltandolo e potenziandolo a partire dalla sua assoluta unicità perché è attraverso il corpo che noi ci diamo al mondo e il mondo si dà a noi.

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