È la parte più antica del nostro cervello che ci permette di sopravvivere

Eros e Thanatos dicevano i greci.

Amore e morte, due pulsioni che fin dalla notte dei tempi attraversano insieme le sabbie del tempo.

Eros e Thanatos diceva Freud.

Due Déi che ci permettono di sopravvivere, non come gli animali, noi umani siamo complicati perché, sebbene gli istinti umani siano gli stessi di quelli degli animali, sarebbe difficile spiegare perché alcune persone si suicidano o smettono di mangiare andando contro l’istinto di sopravvivenza.

L’argomento è molto dibattuto e non sempre trova tutti d’accordo. L’istinto umano non può essere ridotto semplicemente a una questione biologica. Ci sono tutta una serie di fattori culturali e simbolici che entrano in gioco e hanno una certa influenza su di noi. La pulsione di Eros riguarda tutti gli impulsi legati all’autoconservazione e alla sessualità; quella di Thanatos corrisponde alla pulsione di morte e riguarda gli impulsi violenti, caotici, distruttivi e il desiderio di recuperare uno stato inanimato. 

Secondo la teoria del medico e neuroscienziato statunitense Paul Donald MacLean il cervello umano si è evoluto nel corso di milioni di anni in tre fasi: 

  • cervello antico o rettile detto anche rettiliano, posizionato nel tronco dell’encefalo,
  • cervello intermedio o sistema limbico, detto anche cervello mammifero, 
  • cervello dell’homo Sapiens o neocorteccia, detto anche cervello nuovo.

Ciascuno rappresenta un momento evolutivo ben preciso della storia umana, naturalmente i primi due li abbiamo ereditati dal percorso filogenetico che ha portato all’uomo di oggi, il terzo si è sviluppato nel corso della storia dell’uomo.

Il cervello rettiliano o cervello antico è naturalmente il meno sviluppato, è chiamato così perché fa quello che fanno i rettili, in pratica vive di istinti. Caccia per alimentarsi, si protegge dai predatori, riposa per prendere energie, si accoppia per proseguire la specie. 

Il suo obiettivo è la nostra sopravvivenza e la riproduzione della specie. Naturalmente controlla la respirazione, il battito cardiaco e tutte le funzioni vitali che ci mantengono in vita. Si tratta quindi di un cervello istintivo, che vive di istinti.

Ma c’è un’altra area nella nostra preziosa scatola cranica che ci ha condotto verso l’evoluzione: il cervello della ragione.

Questo cervello è una peculiarità umana ed è il motivo perché siamo sopravvissuti come specie e abbiamo prosperato nel mondo su tutti gli altri animali.

È il cervello della ragione, del pensiero critico e ipotetico, di quello astratto, ci fa vivere oltre nell’ hic et nunc, nel futuro. La neocorteccia è la sede del linguaggio e di quei comportamenti basati sul problem solving

Crea le connessioni tra i fenomeni che ci accadono determinandone delle cause in funzione delle conoscenze soggettive; quest’istanza può esser considerata come la nostra parte adulta, quella che dovrebbe comprendere e filtrare gli altri due cervelli per decidere. Riassume insomma tutte le funziono cognitive e razionali.

Che sia la psicoanalisi o la più moderna delle teorie della neuroscienza cognitiva a definirci poco importa. Al nostro istinto primordiale che prende forma in pulsioni come fame, sete, sessualità o indefinito desiderio vogliamo lasciare l’aggettivo di animalesco per sentirci parte di un mondo animale con la consapevolezza che il cervello della ragione possa darci quel prezioso e unico potere di riuscirlo a dominare.

“Non prendete mai decisioni affrettate e non fidatevi dei vostri stessi ragionamenti, ma lasciate fare solo all’istinto, che è l’altra faccia dello spirito.”
Raffaele Morelli

EDITORIALE N.90


In questo nuovo numero di Agosto abbiamo voluto affrontare un tema complesso che ha dato adito ad un dibattito controverso ma allo stesso tempo affascinante: quello dell’istinto primordiale umano. Abbiamo affrontato l’argomento cercando di dare ai nostri lettori diversi spunti di riflessione, arricchendo il numero con le nostre interviste esclusive e le immancabili rubriche. 
Senza alcuna pretesa di esaustività, vi invitiamo a non perdervelo.

Buona lettura.

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