2001 Odissea nello spazio: cosa vuole dirci il film di Kubrick

Sono trascorsi più di 50 anni dalla realizzazione del capolavoro di Stanley Kubrick 2001 Odissea nello spazio , un’opera grandiosa e complessa che ancora oggi attira l’attenzione di cinefili e studiosi per la sua trama visionaria, il modo in cui è stato realizzato e il suo misterioso finale.  

Sin dalla sua uscita nel 1968, il film di Kubrick è stato considerato uno dei cult della fantascienza cinematografica, tratto da una storia di Arthur C. Clarke, ha rivoluzionato il cinema di fantascienza generando un grande impatto sulla cultura di massa e sulla società proiettando sullo schermo la corsa allo spazio dell’uomo e la preparazione all’allunaggio, un sogno che verrà realizzato nel 1969, anticipando quello che sarebbe accaduto negli anni a venire, con l’avvento sempre più predominante della tecnologia, e cercando di rispondere a domande sulle problematiche esistenziali che da sempre hanno affascinato l’umanità e la scienza.

Il film si apre con una scena in cui compare sulla terra uno strano e misterioso monolite e le scimmie, antenati dell’uomo, imparano a maneggiare gli oggetti e a utilizzarli come armi o utensili, segnando l’inizio della civiltà umana. L’immagine che rimane impressa è proprio quella del monolite che si trasforma in un velivolo spaziale simboleggiando il passaggio dell’uomo dall’era primitiva a quella moderna del progresso evolutivo del genere umano, quando milioni di anni dopo, nel 2001, l’astronave Discovery One con a bordo cinque uomini parte per la missione Jupiter con l’obiettivo di recuperare il monolite e scoprirne l’utilità. Il viaggio viene supervisionato da un super computer di nome Hal 9000, un’intelligenza artificiale in grado di interagire con gli umani e che ben presto prenderà il controllo dell’astronave e che vedrà l’ultimo sopravvissuto, Dave Bowman, prima alle prese con un’esperienza psichedelica e infine fluttuare nello spazio sopra la Terra nella scena finale lasciando libera interpretazione agli spettatori.

2001 Odissea nello spazio è un viaggio nell’universo, un’esperienza extra corporea alla ricerca della verità, la storia sull’evoluzione dell’umanità e sul mistero dell’universo, un’epopea di un’umanità alla ricerca della propria essenza, un’odissea omerica la cui narrazione si dispiega attraverso una struttura tricotomica, costituita da tre sezioni: la prima, L’alba dell’uomo, espone la condizione dell’uomo primitivo, raffigurando il mondo all’epoca del Pleistocene; l’intermedia, Missione Giove, descrive la quotidianità degli astronauti della missione Discovery; infine, Giove e oltre l’infinito, costituente la terza ed ultima unità, dopo una lunga sequenza allucinatoria, si conclude con l’avvento del cosiddetto star-child, il Bambino delle stelle.

Kubrick, come un moderno Omero, è riuscito a cristallizzare le incertezze e gli interrogativi di un’intera generazione, dipingendo, attraverso i suoi fotogrammi, l’affresco di un universo complesso e affascinante, oscuro e seducente, dando origine ad un’opera d’arte destinata ad essere ricordata per sempre il cui finale rimane ancora enigmatico e aperto a diverse interpretazioni. Sebbene inizialmente Kubrick si sia rifiutato di dare spiegazioni su quest’opera così ambiziosa per lasciare gli spettatori liberi di interpretarlo e di comprenderlo non certo alla prima visione, negli anni ’80 un regista giapponese di nome Jun’ichi Yaoi gira un documentario, rimasto inedito fino al 2018, in cui Kubrick spiega l’enigmatico finale del film affermando che “Dave era stato accolto da entità semi-divine, creature di pura energia e intelligenza. Viene trasformato in una sorta di super essere, per venire rimandato sulla Terra. Quello che accadrà con il suo ritorno rimane tutto da scoprire”. Quello che accadrà è quello che sta accadendo nella nostra epoca, il geniale Kubrick come un precursore, è riuscito a parlare di passato, presente e futuro e delle costanti paure angosciose che nascono dalla ricerca e dalla comprensione della realtà da parte dell’uomo e che forse, come nel viaggio di Odissea 2001 nello spazio, sono destinate a non avere mai risposta intrecciandosi infinitamente senza un’ origine e una fine.

copertina

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