CULTURA

STORIA DI MAURIZIO ABBATINO, ER FREDDO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

Non so dire quante volte ho ucciso. Ma ricordo i nomi di tutte le mie vittime. La cosa strana è che non riesco a contarle.”

(Maurizio Abbatino)

Protagonista di una stagione di sangue che ha segnato la storia più nera del nostro paese, la Banda della Magliana fu un’organizzazione criminale operante a Roma e nel resto del Lazio, il cui nome le fu attribuito per via della provenienza di parte dei suoi componenti dall’omonimo quartiere romano.

Operò tra il 1977 e il 1993 e fu la prima vera organizzazione capace di unificare la frastagliata realtà malavitosa della capitale, suddivisa prima dell’esordio della bandaccia (così era anche chiamata), in piccoli gruppetti dediti a crimini specifici e definiti “batterie” o “paranze”.

Costituita quasi per caso, a seguito di un furto di armi ai danni “della persona sbagliata”, si espanse nel corso del tempo e realizzò una fitta rete criminale, anche grazie al supporto di Cosa Nostra, della ‘ndrangheta, della camorra e dei NAR.

L’esordio criminoso fu il sequestro di persona del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, per il quale fu corrisposto un lauto riscatto (circa due miliardi delle vecchie lire), al cui incasso però non corrispose la liberazione del prigioniero, che invece fu ucciso perché pare avesse visto in faccia uno dei suoi rapinatori. Da quel momento in avanti non vi fu tregua e la Banda sparse il terrore nella capitale per molti lunghi anni.

La bandaccia fu coinvolta nel rapimento Moro, nell’attentato a Giovanni Paolo II, nella scomparsa di Emanuela Orlandi, nell’omicidio Pecorelli e in molti altri casi di cronaca, tutti velati da un alone di mistero, che destarono grande scalpore all’epoca dei fatti e sui quali i riflettori rimasero accesi per decenni.

Ma che fine hanno fatto oggi i maggiori esponenti e i componenti del gruppo? Molti sono morti, altri sono in carcere, qualcuno ha deciso di collaborare con la giustizia.

Tra questi ultimi rientra Maurizio Abbatino, noto come “Il Freddo” in Romanzo criminale, ma il cui vero soprannome era Er Crispino, per via dei suoi fitti capelli ricci.

Abbatino fu uno degli ideatori della Banda, ma prima di allora era già dedito al crimine ed era ricercatissimo dalle piccole batterie locali per la sua strabiliante abilità di guida. Fu coinvolto, giovanissimo, in diverse rapine e accusato di una serie di crimini dai quali fu sempre prosciolto per insufficienza di prove.

Quando nacque la Banda nel 1977, il suo apporto alla stessa fu determinante. Ne fu parte integrante e indirizzò diverse scelte organizzative e operative nella realizzazione delle sue attività criminali. L’interesse nei confronti di Abbatino si è mantenuto vivo soprattutto per via del fatto che non si tratta semplicemente di un ex capo, ma dell’ultimo boss vivente di una tra le associazioni mafiose più efferate della storia della criminalità organizzata.

Ma Er Crispino desta grande interesse anche per il contributo fornito alla magistratura nella ricostruzione di molti degli eventi irrisolti di quegli anni.

Quando la Banda fu sgominata e se ne decretò lo sgretolamento, molti dei suoi componenti si dileguarono, Er Crispino compreso. Egli venne poi arrestato nel 1992, nella sua casa di Caracas, in Venezuela e un anno dopo, a seguito della morte di suo fratello Roberto, decise di diventare collaboratore di giustizia. Da allora e per oltre vent’anni il Re della città di Roma ha condiviso informazioni con le forze dell’ordine sulle organizzazioni criminali operanti negli anni Settanta a Roma e in Italia, sui fatti accaduti e rimasti irrisolti e sulla lotta fra le bande criminali contendenti. Ciò fino al 2015, quando è uscito dal programma di protezione perché la Commissione Centrale non ha accolto la sua richiesta di proroga del programma; tradito – a suo dire – da uno Stato che lo ha scaricato e non ha inteso rispettare i patti.

In un’intervista-inchiesta della giornalista Raffaella Fanelli, Abbatino ha lasciato la sua ultima testimonianza, rimettendo nelle mani della sua interlocutrice i suoi ricordi più lucidi e coerenti, nulla che non fosse già stato dichiarato alla magistratura. Emergono dall’inchiesta i legami con i compagni di avventura, da quelli con il capo dei testaccini Enrico De Pedis, sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare a quelli con Er Negro, nome d’arte che identificava Francesco Giuseppucci, co-fondatore della Banda, a quelli ancora con Danilo Abbruciati o con Carminati, il cui arresto determinò il primo capitolo dell’inchiesta Mafia capitale.

Er Crispino sta scontando attualmente la sua condanna a 30 anni, astretto agli arresti domiciliari per motivi di salute. Chissà se quando ha ideato la Banda e quando ha premuto il grilletto per porre fine alla vita di quelle vittime che non riesce nemmeno a contare, era questa la fine che si aspettava di fare.

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