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IL NOSTRO MARKETING, OVVERO COME CERCHIAMO DI INFLUENZARE GLI ALTRI

Parlando di Marketing ci vengono in mente le campagne pubblicitarie delle grandi multinazionali, pronte a convincerci che quale prodotto soddisfi meglio i nostri bisogni palesi o nascosti. Non siamo troppo lontani dal compito del marketing con questa immagine, eppure ne stiamo incosciamente limitando l’uso a poche grandi entità.

Se infatti molte delle definizioni date al marketing coinvolgono il mercato, le aziende e i consumatori, Russell Winer (Professore alla NYU) ne ha fornita una molto più snella e semplice:

Il Marketing è l’insieme delle attività che mirano a influenzare una scelta.

Così è molto più semplice, no? Ed è così che possiamo iniziare a renderci conto, forse,  come questo non riguardi solo grandi brand. In fin dei conti, anche nella nostra vita quotidiana, siamo sempre alle prese con altre persone e con le loro scelte, scelte che vorremmo volgere a nostro favore.

L’abbigliamento come strumento

Ogni giorno, prima chiuderci la porta di casa alle spalle, ci diamo una bella guardata allo specchio e ci assicuriamo di essere al meglio della nostra forma e del nostro aspetto. Questo comprende ciò che indossiamo, dalle scarpe agli accessori, ma riguarda anche dove stiamo andando e cosa dobbiamo fare.

Se il nostro ambiente sono le aule scolastiche o universitarie, i locali di un’associazione o semplicemente all’aperto con un gruppo di amici, cercheremo di apparire in modo da attirare l’attenzione di chi sentiamo affini e respingere chi invece sentiamo distanti. Non è un caso che le firme o i brand siano in vista e che siamo disposti a indossarli con orgoglio: vogliamo influenzare chi ci sta attorno in modo da farci accettare e rendere i rapporti più semplici e diretti.

La cosa non cambia quando ci presentiamo ad un colloquio o in ufficio. In questi casi siamo inclini o obbligati a presentarci più ordinati ed eleganti, decisi a far trasparire un’idea di professionalità e sicurezza con lo scopo di convincere l’altra parte della nostra professionalità.

Anche qui, se un’azienda impone un dress code, questo non è per limitare la libertà espressiva o l’individualità dei dipendenti, ma è volto a trasmettere una certa immagine ai clienti attuali e potenziali allo scopo di influenzarne le decisioni.

Non per niente, ogni singolo venditore porta a porta sa che deve presentarsi in giacca e cravatta, con un gran bel sorriso e con molta gentilezza ma i meno esperti si lasciano tradire dalla poca confidenza con l’abito e col linguaggio.

Ovviamente, l’apparenza è solo il primo passo delle nostre personali campagne di marketing, è un po’ la copertina del nostro libro. Il passo successivo è aprirci con chi ci sta intorno ed è qui che continua il piano di convincimento a nostro favore.

La comunicazione come massima espressione del Marketing

Quando dobbiamo decidere dove passare la serata con gli amici, ci sarà sempre quello che cercherà di far valere le sue motivazioni per cui sia meglio un posto rispetto ad un altro. Questa pratica, quasi politica, di ottenere i consensi dei membri del gruppo per finire con l’assecondare un proprio desiderio può essere la più pura espressione del marketing nella vita comune.

Parlando con i membri del gruppo, magari prendendoli in disparte, il nostro amico potrà usare approcci diversi in base a chi sia il suo interlocutore. In pratica, individuato il bersaglio della campagna marketing, ne imposta i toni e le motivazioni per manipolarne la risposta.

Volendo vederla come estensione di quanto scritto da Pirandello, abbiamo maschere diverse per situazioni diverse e l’abile negoziatore sa quale maschera indossare in ogni situazione.

Per vendere la propria idea o il proprio bisogno e ottenere le risposte e reazioni desiderate, bisogna infatti calarsi nell’indole dell’interlocutore e sapere che linguaggio poter usare e su quali punti poter fare leva.

Se questo è particolarmente vero nei discorsi tête-à-tête o in piccoli gruppi, l’arrivo di internet e dei social ci hanno costretti a cambiare approccio. Se prima mostravamo personalità diverse per convincere persone diverse, ora siamo chiamati a mostrare un unico personaggio che possa convincere la nostra nicchia di interesse.

Siamo tutti influencer

Quando ci interfacciamo con il mondo attraverso in nostro profilo social, che sia esso Youtube, Facebook, Instagram o Linkedin, non possiamo modificare quello che pubblichiamo in base a chi ci segue, bensì proponiamo un contenuto genericamente rivolto a tutta la nostra cerchia.

È qui che entra in scena il nostro personaggio, formatosi appositamente per il tipo di contenuto che pubblichiamo e dove lo pubblichiamo con il solo scopo di avere la migliore e maggiore risposta possibile dal nostro pubblico di riferimento.

Tra i nostri amici avremo sicuramente il bastian contrario, il critico detentore della verità, l’antipatico cronico, il difensore delle alternative e magari il giovane a tutti i costi (quasi a voler ricreare il cast di una stagione de I Soliti Idioti), tutti personaggi diversi dalla persona che in realtà conosciamo.

Come dicevamo, il personaggio cambia anche in base al mezzo usato: su un profilo privato Twitter siamo più inclini a voler far trasparire il nostro lato giocoso e acuto, su Instagram il nostro aspetto fisico o le cose che ci definiscono, su Linkedin il nostro lato professionale e serio. Le scelte non sono casuali ma sono dettate dal tipo di risposta che vogliamo provocare, in ordine utili per ottenere condivisioni, ottenere mi piace o ottenere attenzione da figure professionali ma, in ogni caso, per ottenere seguito.

Ed è questo il motivo per cui, normalmente, il nostro personaggio preferirà un social anziché un altro mentre un social media manager dovrà prevedere campagne marketing diverse per ogni piattaforma.

La risposta che vogliamo

Alla fine, che sia consiamente o inconsciamente, ognuno di noi applica i principi del marketing nel suo mondo di tutti i giorni. Se il motivo è quello di influenzare una scelta o, genericamente, influenzare una reazione, qual è la reazione che stiamo cercando?

Come sempre, la risposta varia di caso in caso. Genericamente parlando, però, possiamo stare certi che quello che vogliamo è piacere a chi ci interessa e questo, più o meno, resta la costante base delle nostre scelte.

Che sia il/la compango/a di corso, il possibile datore di lavoro, il gruppo di amici o la nostra nicchia di mercato, è da loro che vogliamo la risposta che cerchiamo e il marketing è il nostro mezzo per inflenzare quella risposta.

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