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11 SETTEMBRE. PER NON DIMENTICARE.

L’11 settembre 2001 è una data difficile da dimenticare.  

Negli Stati Uniti, in una successione di attentati senza precedenti, quattro aerei di linea vengono dirottati da terroristi legati all’organizzazione terroristica di matrice islamica Al-Qaeda, e utilizzati per colpire obiettivi di forte valenza simbolica: le Torri gemelle del World Trade Center a New York e il Pentagono a Washington.

Scene mai viste prima di allora, se non al cinema. Immagini impossibili da dimenticare per il forte impatto che hanno avuto nella storia e nelle vite di tutti noi.

Gli Stati Uniti risposero dichiarando  “guerra al terrorismo” e attaccando l’Afghanistan al fine di deporre il regime dei Talebani, neutralizzare al-Qaida e catturare o uccidere il suo leader Osama bin Laden. Il Congresso approvò il Patriot Act, mentre altri Paesi rafforzarono le proprie legislazioni in materia di terrorismo e rafforzarono le misure di sicurezza interna. Sebbene Osama Bin Laden negò inizialmente ogni tipo di coinvolgimento, nel 2004 si dichiarò responsabile degli eventi dell’11 settembre.

Quel giorno morirono 2977 persone (più 19 dirottatori) e oltre 6000 persone rimasero ferite. Negli anni successivi, altre persone sono morte a causa di tumori o malattie respiratorie causate dagli attentati. 

LA TESTIMONIANZA DI ORIANA FALLACI

L’11 settembre Oriana Fallaci si trovava proprio a Manhattan, a pochi chilometri dalle Twin Towers. Sconvolta da quei tragici avvenimenti scrisse una lunga lettera a Ferruccio De Bortoli che fu pubblicata pochi giorni dopo sul Corriere della Sera da cui nacque poi il celebre e controverso libro La rabbia e l’orgoglio.

É nato all’improvviso. É scoppiato come una bomba. Inaspettatemente come la catastrofe che il mattimo dell’11 settembre 2001 ha incenerito migliaia di persone e dissolto due degli edifici più belli della nostra epoca: le Torri dello World Trade Center. […] Il puzzo della morte entrava dalle finestre, dalle strade deserte giungeva il suono ossessivo delle ambulanze, il televisore lasciato acceso per l’angoscia e lo smarrimento lampeggiavano ripetendo le immagini che volevo dimenticare. E d’un tratto uscii di casa. Cercai un taxi, non lo trovai, a piedi mi diressi verso le Torri che non c’erano più e… Dopo non sapevo che fare. In che modo rendermi utile, servire a qualcosa. E proprio mentre mi chiedevo che faccio, che faccio, la tv mi mostrò i palestinesi che pazzi di gioia inneggiavano alla strage. Berciavano Vittoria-Vittoria. Poi qualcuno mi raccontò che in Italia non pochi li imitavano sghignazzando bene-agli-americani-gli-sta-bene e allora, con l’impeto d’un soldato che si lancia contro il nemico, mi buttai sulla macchina da scrivere. Mi misi a fare la sola cosa che potevo fare. Scrivere.”

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