ANDARE A SCUOLA IN INDIA

Strutture diroccate, banchi improvvisati e materiale didattico molto spesso insufficiente o inesistente. È la condizione nella quale versano molte delle scuole dell’India, uno dei Paesi con le maggiori disuguaglianze sociali al mondo e che, colpa anche del boom economico, ha visto accentuare tutte quelle disparità che ne hanno fatto l’emblema della società a strati rigidi e serrati e dai quali, nonostante gli sforzi, è praticamente impossibile uscire.

Sono le caste, retaggio di un sistema arcaico e conservatore ma che dimostra di essere, un modello di stratificazione sociale, tutt’oggi vitale.

L’istruzione e la scuola ne rappresentano le principali discriminanti, perché in India si hanno solo due possibilità, due opzioni che molto spesso non hanno nulla a che vedere con le qualità personali e la voglia e la determinazione di migliorare se stessi e le proprie condizioni: o si dispone di parecchio denaro per accedere ad una English School oppure bisogna, necessariamente, optare per una scuola pubblica dove, il più delle volte, le famiglie più povere mandano i propri figli per potergli garantire almeno un piatto di riso e piselli al giorno.

Infatti, andare a scuola, soprattutto se si è bambini e se si vive in India, non è quasi mai un percorso naturale ma spesso diventa una vera e propria questione di “fame”.

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Si entra all’asilo a partire dai 3 anni e mezzo e le famiglie decidono di farlo, in primis, per necessità, ma a mano a mano che si va avanti negli anni — l’obbligo scolastico è previsto fino al decimo anno (ndr) — i bisogni diventano altri, come l’avere due mani piccole e agili per lavorare.

Intrecciare vimini e fiori sono tra le mansioni più frequenti affidate ai bambini sottratti alla scuola e alla loro infanzia i quali, con naturalezza, affermano che <<è normale lavorare per aiutare la propria famiglia>>.

La sorte peggiore tocca alle donne, troppo spesso precluse dagli studi per il semplice fatto di essere nate con due cromosomi X.

Infatti, soprattutto le famiglie più povere ritengono di dover fare sacrifici ed investire solo sull’educazione dei figli maschi; le femmine, invece, sono destinate ad altro, come ad un matrimonio in tenera età e con uomini di moti anni più grandi.

Queste vengono definite Abla, termine che in indi significa “deboli” e “impotenti”, vengono sottoposte a continui maltrattamenti e vessazioni e non solo vengono discriminate ma anche abusate, così come dimostrano i dati Unicef: oltre 12 milioni di ragazze tra i 14 e i 19 anni vengono sottoposte a maltrattamenti fisici da mariti, matrigne, patrigni o insegnanti.

La possibilità di andare a scuola per loro, è un miraggio, anche perché, se fossero molestate da coetanei di sesso maschile, verrebbero subito accusate dalle proprie famiglie di aver avuto atteggiamenti non consoni e sessualmente provocanti e verrebbero immediatamente segregate in casa. Sono poche le ragazze che si ribellano e decidono di continuare gli studi contro il parere dei propri genitori. A queste tocca una sorte, sotto certi aspetti, ancora più dura, perché per potersi permettere di pagare libri e quaderni sono costrette a lavorare anche 13 ore al giorno.

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Per i bambini appartenenti a famiglie abbienti, invece, tutto cambia. L’ English School, fornisce loro una preparazione ben al di sopra della media mondiale, avviandoli al bilinguismo (indi-inglese) già a partire dall’asilo.

Non sono soggetti a discriminazioni sessuali e spesso, anche le donne continuano gli studi sino a conseguire la laurea per ricoprire, in seguito, mansioni di grande prestigio e responsabilità.

In India, infatti, la discriminazione sessuale funziona seguendo un po’ lo stesso meccanismo delle caste: maggiore è il prestigio del ceto di appartenenza, maggiore è il rispetto verso le donne che vi appartengono.

Dato che far studiare i propri figli è un vero e proprio investimento, che sottrae forza lavoro e risorse economiche alla maggior parte delle famiglie indiane, i genitori che decidono di puntare sull’istruzione sono disposte a tutto pur di far superare ai ragazzi il tanto temuto esame di stato, incluso l’arrampicarsi su delle feritoie presenti nelle mura delle scuole, per suggerire ai maturandi le risposte, mettendo a repentaglio, più che la validità dell’esame, la propria vita.

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Ma i genitori non sono gli unici a rischiare. Perché spesso, gli edifici scolastici, soprattutto se si tratta di strutture pubbliche, sono dislocati in zone impervie e remote.

Nel distretto di Gujarta, ad esempio, circa cento bambini, sono costretti a raggiungere la scuola a nuoto, attraversando un fiume infestato dai coccodrilli. Armati di anfore di plastiche nelle quali ripongono vestiti asciutti e libri, gli studenti percorrono a nuoto oltre 600 metri per raggiungere l’altra sponda, incuranti del rischio. Nell’attesa che il ponte, promesso da anni, venga costruito, sono stati parecchi i ragazzi risucchiati dalle correnti o feriti a morte dai coccodrilli. Ma anche in questo caso, le famiglie indiane cercano di vedere, sempre, il bicchiere mezzo pieno, spiegando che, questa traversata di 30 minuti e resa più ostica dalle frequenti piogge monsoniche, migliora le capacità natatorie dei propri ragazzi.

Infine, una volta raggiunta la riva, gli studenti indossano i vestiti di ricambio e percorrono a piedi i restanti 5 chilometri che li separano dalla scuola. Pronti, dopo oltre due ore di tragitto misto, a dare il via alla giornata scolastica.

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Una situazione analoga a quella che erano costretti ad affrontare i bambini di Zanskar, nell’Himalaya indiano, i quali, fino alla fine degli anni ’80 dovevano attraversare, muniti di slittino e scarponi antiscivolo, mastodontiche montagne, pur di raggiungere la propria scuola. Oggi, grazie all’intervento di alcune associazioni umanitarie e alla tenacia dei genitori, sono sorti diversi istituti come la Lamdon Model High School  che coniuga tradizione, partendo dall’insegnamento del bodhi, la lingua materna tibetana e conoscenza del mondo contemporaneo.   

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Per prevenire la dispersione scolastica il governo indiano ha adottato due provvedimenti: il primo riguarda l’emanazione di una legge che rende obbligatoria la frequenza sino al primo grado del liceo, il secondo costringe gli insegnanti, a mettere in pagella voti molto alti, pur di incoraggiare gli studenti a proseguire il proprio percorso scolastico.

Nonostante questo, però, il tasso di scolarizzazione e alfabetizzazione, in particolare nelle zone rurali, risulta essere ancora molto allarmante.

Un sistema complesso e intricato, quello indiano, fatto prettamente di burocrazia e disparità, frutto di un apparato nel quale, risulta difficile potersi districare anche per chi è più avveduto, aggravato dal boom economico che, più che portare ad un arricchimento generale della popolazione, ha reso ancora più netta la suddivisione a strati della società, marcandone ulteriormente, quella linea di separazione che ormai, divide solo i ricchi dai poveri, e non contempla, quindi, in nessun modo, un ceto medio.

E la scuola ne rappresenta uno degli aspetti più significativi, racchiudendo nella sua istituzionalizzazione e organizzazione tutte quelle caratteristiche che nel corso degli anni hanno accentuato disuguaglianze e disparità, non consentendo a tutti di ricevere la stessa preparazione o semplicemente, di accedere al medesimo edificio scolastico. Un modello sociale, quanto scolastico che non eguaglia ma distingue, e che ha fatto del sistema a caste la vera e propria piaga sociale dell’India.

Valentina Nesi

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