CULTURA

L’EVOLUZIONE DELLO SPAZIO SCENICO TEATRALE, DAI GRECI AI NOSTRI GIORNI

Ogni giorno abitiamo e frequentiamo spazi, ci sono quelli urbani ampiamente conosciuti come gli edifici pubblici quali chiese, scuole, municipi, banche, negozi, ci sono le nostre case, i luoghi in cui abitiamo, ambienti intimi e quotidiani in cui trascorriamo la nostra vita, le arrediamo, le arricchiamo di oggetti, in cui ci sentiamo protetti e a nostro agio, e poi esiste un altro tipo di spazio, poco conosciuto, che ha origine nell’antichità, un luogo d’incontro in cui albergano emozioni e interazioni: il Teatro. 

Nella preistoria le rappresentazioni teatrali consistevano in riti e cerimonie magiche e propiziatorie, mentre il teatro come edificio dedicato allo spettacolo ha origine nell’antica Grecia, come evoluzione delle cerimonie sacre celebrate in onore di Dioniso, e composto principalmente da tre elementi:
la cavea o koilon, destinato ad ospitare il pubblico, la scena o skené luogo dove si svolgeva l’azione teatrale, posizionato in modo da avere a destra il sorgere del sole e a sinistra il tramonto, per offrire una maggiore illuminazione durante lo spettacolo, rappresentato principalmente di giorno, e infine l’orchestra, spazio circolare posto tra la cavea e la scena, dotato di corridoi laterali di accesso e destinato all’azione del coro. Con il teatro romano vennero introdotte le prime innovazioni significative nell’architettura, con strutture murarie, statue e decorazioni in marmo che permettevano di fissare un grande telone per riparare il pubblico e gli attori dalla pioggia o dal sole e di conseguenza apportando un miglioramento nell’acustica; inoltre si inizia a creare una gerarchia di posti riservati alle classi più ricche in ordine di importanza. E’ in questo periodo che per la prima volta viene inserito l’edificio teatrale nella griglia urbanistica della città. 

Durante il Medioevo, invece, l’edificio teatrale “classico” non esiste più. La crisi politica ed economica dell’Impero Romano d’Occidente e la condanna della Chiesa segnarono, infatti, la lenta decadenza dei teatri romani; per questo motivo le rappresentazioni medievali si avvalevano quindi di una pluralità di luoghi preesistenti, come chiesepiazze e strade, luoghi simbolici a volte appositamente costruiti come le “mansiones” (da mansio = piccola casa), baracche di sette, otto metri di altezza destinate a rappresentare luoghi reali come monti e fiumi, o  il sepolcro di Cristo, la città di Betlemme o il Paradiso in occasione di manifestazioni di carattere religioso e di rappresentazioni profane e grottesche di mimi, istrioni, giocolieri e saltimbanchi con l’utilizzo di macchine sceniche per la riproduzione di effetti speciali, come botole, trabocchetti, gru e fumo per simulare resurrezioni, cadute nell’inferno, voli di angeli ed antri infernali.

Con il Rinascimento e la nascita della prospettiva, il teatro si trasforma in uno spazio unificato in cui la scena può essere fruita da un unico punto di vista, quello del principe mecenate. Gli spettacoli erano legati al fasto delle corti e dei palazzi signorili dell’epoca, per cui i teatri sono ancora costruzioni provvisorie che solo in seguito  diventeranno edifici stabili, interni alle corti dei principi; la scenografica cambia, compare il sipario, le scene diventano mobili con quinte scorrevoli, per la prima volta quindi l’azione scenica si estende dal proscenio fino ad occupare l’intero palcoscenico, creando una vera e propria entità autonoma contrapposta allo spazio reale: il boccascena diviene quindi un elemento di netta separazione tra spazio reale e spazio della finzione scenica. 

Nel Cinquecento a Londra i primi teatri presero vita nei circhi e nelle locande di provincia, per poi confluire in uno spazio definito, il famoso teatro elisabettiano, un edificio teatrale costituito da una semplice costruzione in legno o in pietra, spesso circolare e dotato di un’ampia corte interna chiusa tutt’intorno ma senza tetto che diventò la platea del teatro, mentre i loggioni derivano dalle balconate interne della locanda. Caratterizzato da una scenografica semplice, il palcoscenico arrivava fino alla platea, il pubblico partecipava al dramma e circondava gli attori vestiti con costumi che si avvicinavano molto al personaggio da interpretare. 

Nel Barocco nasce un nuovo tipo di edificio teatrale conosciuto come sala barocca o all’italiana, caratterizzata da una pianta allungata, originariamente ad “U” ed in seguito a ferro di cavallo, un modello che influenzerà anche l’Europa fino alla fine dell’800 grazie alla maestria dei membri della famiglia Galli Bibiena, una vera e propria dinastia di architetti e scenografi che, nel corso di tre generazioni interpretarono le numerose ed eterogenee tendenze dell’epoca. Nel Settecento invece si affermò la cosiddetta scena-quadro che, tramitel’utilizzo di una tela dipinta per il fondale e di un numero esiguo di quinte e teloni, consentiva cambi di scena grazie al sollevamento e all’abbassamento dei teli dal soffitto.

Altre innovazioni relative allo spazio scenico risalgono all’Ottocento, in cui l’apparato scenotecnico viene perfezionato con l’utilizzo dell’energia idraulica e di quella elettrica che migliorarono i sistemi di illuminazione e permisero soluzioni più agevoli per il movimento dei macchinari, utilizzati per lo spostamento di scene già montate su palcoscenici mobili; mentre nel teatro wagneriano la scenografia utilizza elementi plastici variamente componibili, spesso realizzati con materiali innovativi, e la luce viene sperimentata in tutte le sue potenzialità visive e cromatiche, la consueta pianta a ferro di cavallo viene sostituita da un anfiteatro con forma a ventaglio, e per la prima volta, viene introdotto il buio in sala durante la rappresentazione con lo scopo di eliminare occasioni di distrazione. 

Il concetto di spazio teatrale ha subito una progressiva evoluzione nei secoli, pur sempre concentrando l’attenzione sulla scena, quel luogo in cui gli attori recitano, mentre il pubblico si dispone nelle poltrone, nei palchi, o, nel caso di spettacoli di strada, intorno agli attori; lo spazio teatrale coincide con un edificio o con una piazza, un luogo fisico e dinamico dove accade l’azione nel momento presente davanti ai nostri occhi, ma è anche quello spazio interiore dell’anima dove emozioni e sentimenti prevalgono per dare forma ad un personaggio e ad una storia molto vicina alla realtà in cui, come diceva Eduardo De Filippo, l’uomo prova a dare un senso alla vita.

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