LE LUCI SI SPENGONO: LA CRISI DEL VENEZUELA

E’ una crisi senza precedenti quella che sta travolgendo il Venezuela, ormai, da mesi al collasso.

Colpa non solo di una profonda recessione che dagli inizi del 2015 ha portato il Paese sudamericano ad un repentino crollo del Pil e ad un’inflazione che si pensa possa raggiungere, nei prossimi mesi, il 750%, ma anche dell’intricata situazione interna che la nazione sta attraversando dalla morte Hugo Chavez.

La politica di esportazione selvaggia del petrolio messa in atto dal comandante e la conseguente discesa del prezzo del greggio che ha portato il Venezuela a dipendere, completamente, dalle economie estere, hanno innescato una miccia esplosiva.

Il mercato debole, infatti, ha portato ad un vertiginoso aumento dei prodotti e ad una svalutazione della moneta ufficiale, il bolivar, il cui taglio più grande, ormai, basta, a stento, ad acquistare un cartone di latte e con la quotazione del petrolio che non supera i 30 dollari al barile.

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Nonostante stampare carta moneta sia l’unica via praticabile, per dare un po’ di respiro all’economia interna, tale misura risulta essere dannosa, dal momento che, più banconote vengono stampate e più l’inflazione aumenta.

Nel momento di massima emergenza, il governo Venezuelano, ha chiesto alle maggiori società tipografiche del mondo, prima tra tutte l’inglese De La Rue, di stampare oltre 2.5 miliardi di banconote, baypassando, quindi, la consueta asta pubblica, e dando al mondo un segnale preciso riguardo la reale portata di una crisi destinata a travolgere, come un uragano, il Paese.

Vista la delicatezza e la vastità di questa operazione, la De La Rue ha temporeggiato alcuni mesi prima di ufficializzare ai soci il mancato pagamento, da parte del governo venezuelano, di oltre 71 milioni di dollari di arretrati, dimostrando che la crisi ha portato il Venezuela a non avere più denaro per stampare denaro.

Anche l’operato di Nicolàs Maduro, successore di Chavez, è sotto osservazione. Il sindacalista, pur proseguendo sulla stessa linea dell’ex presidente, è stato accusato di corruzione e cattiva gestione portando a numerosi scontri e proteste nel Paese.

venezuela

La lotta tra governo e parlamento prosegue senza esclusione di colpi, con la corte suprema del Venezuela che si è opposta alla riduzione del mandato di Maduro da 6 a 4 anni, sancendo in questo modo la non retrottività dell’emendamento.

Il risultato di questo mix esplosivo ha portato il Paese sudamericano ad una vasta crisi energetica che sta comportando continui blackout nelle aree più popolose della nazione e al collasso del Venezuela dove, ormai, i dipendenti pubblici lavorano solo due giorni a settimana per non più di quattro ore.

Il piano di “gestione responsabile” messo in atto dal governo, ha preso il via ad aprile e durerà, ancora, per un altro mese. Nonostante Caracas non dovesse rientrare tra le città interessate dal provvedimento, sono state tante le segnalazioni riguardo intere aree della città, come Paradiso e San Martìn, nella parte ovest della capitale, rimaste completamente al buio.

Government creates electricity blackouts to mitigate drought in Venezuela

Anche l’ospedale Dr. José Ignacio Baldó”, nell’Algodonal risulta essere senza luce da oltre 8 giorni, mentre una delle più grandi farmacie della città ha perso oltre 2 milioni di bolivar di farmaci a causa della mancanza di rifrigerazione.

Allarmante è anche la crisi alimentare che ha comportato, oltre al limite d’acquisto imposto nei supermercati, di un giorno a settimana per persona, al razionamento dei cosiddetti “beni rari” come pollo, carta igienica e sapone, anche all’aumento del numero dei contrabbandieri e dei bachaqueros, pensionati o disoccupati che, a partire dalle quattro di mattina, si appostano davanti ai negozi per poter essere i primi ad entrare.

Preoccupanti sono anche i dati sanitari che dimostrano, come, a causa della scarsità dei medicinali, la morte per tumore e Hiv sia molto più veloce.

Intanto, i membri del Fronte per la difesa del nord di Caracas, hanno riferito che la Guardia nazionale, ha sedato con la forza le manifestazioni di protesta organizzate in tutto il Paese, in occasione dei 3 giorni consecutivi di buio, ostracizzando, in questo modo, il diritto alla libera manifestazione e facendo aumentare il timore di eventuali repressioni politiche.

Una situazione, questa, destinata a durare almeno fino ad agosto, secondo il presidente Maduro che attualmente, ha deciso anche di sequestrare le fabbriche chiuse, arrestandone i proprietari, e di dichiarare lo “stato d’emergenza” per paura di un golpe americano.

Specchio della mal gestione delle risorse interne e delle conseguenti contraddizioni che ne sono derivate, questa crisi è il risultato di una serie di scelte interne molto discutibili. Il Paese con una delle più grandi risorse petrolifere al mondo è ormai al collasso, nonostante, dal 2006, le sedici, più importanti, aziende petrolifere del Venezula sono state nazionalizzate e ora, non resta che attendere, passivamente, quello che secondo gli analisti è un annuncio imminente: l’ufficializzazione del dissesto economico del Venezuela.

 

Valentina Nesi

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