“Shut up and play the hits”: Intervista a Tommaso Cerasuolo.

Tommaso Cerasuolo è il frontman dei Perturbazióne, band pop-rock protagonista della scena musicale italiana da più di vent’anni. Dall’underground degli esordi, con album di successo come In Circolo (2002) e Canzoni Allo Specchio (2005), la loro musica irrompe nelle case di tutti gli italiani nel 2014, quando il gruppo partecipa al Festival di Sanremo con il singolo L’Unica. Per la fine del 2016 e l’inizio del 2017, i Perturbazióne saranno in giro per l’Italia con un nuovo tour dal titolo 9MQ, un viaggio che li vedrà protagonisti in piccole realtà culturali del nostro paese. Noi di Metis Magazine abbiamo voluto conoscere meglio il passato, il presente e il futuro di questa band, attraverso le parole e la gentilezza di Tommaso Cerasuolo. Di seguito l’intervista.

Metis Magazine: Per più di vent’anni i Perturbazióne sono stati attivi sulla scena musicale “indipendente”,  com’è stato passare dall’indie al grande successo sanremese?

Tommaso Cerasuolo: Il cambiamento l’abbiamo visto dai concerti, che per noi sono il metro per misurare la realtà dei fatti. Abbiamo visto che si è affacciato un pubblico nuovo in parte, forse anche più distratto, meno appassionato. Ma a noi piace suonare per un pubblico che sia il più eterogeneo possibile, non ci siamo mai chiusi in un contesto specifico, la nostra volontà è quella di lavorare in maniera trasversale. Sanremo ha sicuramente una grande importanza, e ciò è anche un po’ surreale e bizzarro, quindi parteciparvi è stata sicuramente un’esperienza formativa, una sorta di gita scolastica. 

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MM: Comporre musica è sicuramente un’esperienza irripetibile. Sperimentare, cercare nuovi universi da raccontare e nuovi modi per farlo. Qual è il vostro approccio?

TC: In realtà noi abbiamo iniziato a sperimentare già prima dell’esperienza Sanremese con Musica X del 2013, dove abbiamo toccato nuovi orizzonti musicali, molto vicini anche all’elettronica minimale. È stata sicuramente un’esperienza molto positiva, soprattutto lavorare con il produttore Max Casacci. In questo caso abbiamo avuto due tipi di riscontro dal pubblico. A quella parte di pubblico legata a un suono più rock, Musica X non è piaciuto, mentre ascoltatori nuovi hanno apprezzato di più. Ritornando al discorso di prima, a me non piace molto la parola indie (indipendente), parte da un preconcetto morale, che noi non sentiamo. Indipendente da cosa poi? Se si sceglie di fare musica in Italia si è sicuramente dipendenti da tutta una serie di cose. Innanzitutto dalla tua famiglia, perché questo è un mestiere dove per tanti anni non fai un quattrino. Essere indipendente non è un attestato di purezza o genuinità. È difficile stabilire i confini. La scena musicale di oggi è molto più interessante, ma molto più difficile da dividere in categorie. Capita a volte che il pubblico pretenda una sorta di fedeltà, c’è chi non ama molto i cambiamenti e gli esperimenti. Ma la musica è in continua evoluzione e noi ci evolviamo con essa. 

MM: Com’è vivere come una band, essere sempre “on the road”, fare concerti in giro per l’Italia e, soprattutto, vivere quasi in simbiosi?

TC: È bello perché si condividono tutte le esperienze, sia positive che negative. Sai di non essere da solo quando gioisci per un successo o quando devi incassare dei no. Ma come ogni cosa ha anche delle difficoltà. Non è sempre così semplice vivere a stretto contatto, essere un gruppo a volte risulta molto faticoso. Ci si scontra, può capitare che qualcuno dopo molti anni non condivida più dei progetti e quindi va via dal gruppo, come è successo a noi. 

MM: Cosa vi ispira durante la creazione di una canzone o di un album?

TC: L’ispirazione viene da molte cose diverse. Quando si è giovani si ha la presunzione che tutto ciò che crei venga da te, dal tuo micro universo, col tempo invece capisci che non è solo così e che l’ispirazione può arrivarti anche mentre ascolti una conversazione tra due persone in autobus. Da tutto, da qualcosa che ascolti alla radio, una battuta di un film. L’arte nasce da una scelta consapevole. Per citare una nostra canzone, Dipende Da Te, “È vero che ci sono molte cose che non puoi controllare, ma alla fine la tua scelta è fondamentale”. Nel nostro ultimo album, Le Storie che ci Raccontiamo, giochiamo molto con l’ispirazione. Durante la realizzazione del disco siamo stati ispirati da tantissime “storie”. Come un racconto di Primo Levi sul significato della scrittura, l’abbiamo fatto nostro e ci siamo chiesti anche noi perché cantassimo, perché suonassimo. Per trovare l’ispirazione basta anche solo alzare un po’ la testa e guardare oltre la sola esperienza personale. A volte solamente sfiorare un’esistenza, su un taxi o per strada, può essere un dono dell’ispirazione. 

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MM: Recentemente siete stati coinvolti in un progetto teatrale molto interessante. Presso il Teatro Stabile di Torino è andata  in scena una trilogia dedicata a Natalia Ginzburg. Qual è stato il vostro ruolo negli spettacoli?

TC:“Qualcuno che tace” è il titolo che Leonardo Lidi, il regista, ha dato a questa trilogia dedicato al teatro di Natalia Ginzburg. Sono andati in scena tre suoi lavori “Dialogo”, “La Segretaria” e “Ti ho sposato per allegria”. Noi come band abbiamo sempre amato lavorare con forme d’espressione artistica diverse, e quella del teatro è stata una bella sfida. L’abbiamo già fatto con “Le città viste dal basso”giocando un po’ con la narrazione, l’abbiamo fatto anche le arti visive. Ci piace molto mescolare mondi diversi. Nel caso di “Qualcuno che tace” abbiamo scritto le musiche sia d’accompagnamento sia di contro canto alla messa in scena teatrale delle opere della Ginzburg. Abbiamo composto una serie di canzoni che, invece di andare a citare direttamente il testo con una funzione didascalica,  potessero riferirsi in generale a tutta l’opera di Natalia Ginzburg, non solo quella messa in scena il quel momento. Abbiamo ricostruito in musica l’universo di sentimenti descritti nelle opere della Ginzburg. Citando Italo Calvino, “È come far passare il mare in un imbuto”. Lavorare a questo progetto è stato proprio questo per noi, siamo riusciti a convogliare delle risorse, dei sentimenti e delle aspettative in qualcosa di molto più grande. Speriamo di raccogliere queste canzoni e farne un disco. 

MM: Quindi nei vostri progetti futuri c’è l’idea di realizzare un album dedicato alla Ginzburg? E quali altri progetti avete?

TC: Sicuramente c’è la volontà di realizzare l’album, ma staremo a vedere. Abbiamo in mente anche un progetto teatrale per Ottobre 2017, ma è troppo presto per parlarne. Ci sono anche altri progetti che includono anche la narrativa e collaborazioni con altri artisti. Insomma ci diamo da fare. Per ora siamo in giro per l’Italia con il nostro tour che abbiamo chiamato 9 metri quadri, che è, secondo noi la superficie minima abitabile. È un tour pensato proprio per i piccoli club, dove potremo suonare a stretto contatto con il pubblico, quasi in mezzo a loro. Abbiamo voluto ricreare un po’ la dimensione della sala prove, una serie di concerti senza fronzoli. Shut up and play the hits, come direbbero gli LCD Soundsystem, “zitto e suona le canzoni”! 

Ringraziamo Tommaso Cerasuolo per la sua disponibilità e vi ricordiamo che i Perturbazióne faranno tappa in Basilicata con il loro tour, precisamente il 30 Dicembre a Bernalda.

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