ATTUALITÀ

LA DEPENALIZZAZIONE DELLE DROGHE: IL CASO PORTOGHESE

Quello della depenalizzazione delle droghe in Portogallo è stato un caso unico per il successo e i risultati ottenuti. Le misure prese, all’avvio della sfida intrapresa nel 2000, fecero molto discutere; poiché il problema della droga, a livello internazionale, rappresenta una piaga sociale non indifferente, e le proposte avanzate per la sua risoluzione vedono, da sempre, l’opinione pubblica divisa in proibizionisti, sostenitori della “war on drugs”, incentrata sulla repressione,  e coloro che ritengono controproducente il controllo esasperato e la persecuzione dei consumatori.

In Portogallo il problema del consumo di droghe, in particolare eroina,  fu veramente di grosse dimensioni; dopo la fine della dittatura nel 1974 arrivarono droghe in massicce quantità, l’inesperienza riguardo l’argomento e i prezzi bassi, furono fattori che determinarono la rapida diffusione delle sostanze tra la popolazione. Il fenomeno diventò incontrollabile nel giro di pochi anni, nel corso degli anni Novanta si  stimò un numero di tossicodipendenti pari 100 mila persone, su una popolazione di dieci milioni.

Le autorità portoghesi cercarono di fronteggiare l’avanzare del problema con misure repressive, il possesso e l’uso di droga poteva portare all’arresto e a sentenze carcerarie. Anche le iniziative del governo, atte a dissuadere gli spettatori dal consumo di sostanze stupefacenti, non furono di grande efficacia. Si convenne che i metodi utilizzati fino a quel momento non portarono ai risultati sperati, per cui si istituì una commissione di esperti per studiare il fenomeno, tra i quali era presente João Goulão, all’epoca presidente del SPTT (Servizio di Prevenzione e Trattamento delle Tossicodipendenze – ndr), e coordinatore delle politiche portoghesi in materia di sostanze stupefacenti, e si giunse alla conclusione che per ridurre l’impatto che il problema stava generando, sia dal punto di vista sociale che economico, si dovesse ricorrere alla depenalizzazione del possesso e del consumo di droga.

Questa decisione suscitò molto scalpore poiché fino a quel momento non si era mai utilizzato un metodo diverso dalla repressione, oltre a generare scetticismo tra i miscredenti che preannunciavano il fallimento dell’iniziativa e un incremento del fenomeno della tossicodipendenza.

Il 1° luglio 2001 entrò in vigore in Portogallo una legge che da allora decriminalizza tutte le droghe, dalla cannabis fino a cocaina ed eroina. Il possesso per uso personale e il consumo restano illegali, ma non costituiscono reato; ossia chi viene trovato in possesso di droghe in quantità considerate dalla legge “per uso personale” deve comparire entro tre giorni davanti alla locale Commissione per la dissuasione dalle dipendenze dalla droga. Le quantità, pari al consumo medio individuale per dieci giorni, sono circa un grammo di eroina, due di cocaina e 25 grammi di marijuana o cinque di hashish. La Commissione ha l’obiettivo di individuare un percorso riabilitativo e l’eventuale bisogno di assistenza medica, può altresì stabilire in quali casi sanzionare il consumatore. Mentre il traffico di droga continua ad essere un’attività criminale, penalmente perseguibile.

Questo modello ha consentito ai tossicodipendenti di avvicinarsi alle strutture sanitarie, senza avere il timore di essere giudicati o denunciati alle autorità; gli effetti sull’intera popolazione si sono rivelati nel lungo termine, a distanza di 16 anni dall’approvazione delle legge di depenalizzazione delle droghe i benefici sono di gran lunga superiori agli effetti temuti. Si è assistito ad un drastico calo delle morti per overdose e del numero di infezioni da Hiv legate al problema della tossicodipendenza, anche grazie all’introduzione di programmi di prevenzione e sensibilizzazione, e la distribuzione di siringhe sterili. Si è ridotto il numero di consumatori di eroina, la droga più diffusa in Portogallo negli anni Novanta, e si è ridotta la percentuale di reati legati alla droga.

La depenalizzazione, inoltre, non solo ha facilitato la richiesta di aiuto nei centri specializzati da parte dei consumatori, ma  ha anche permesso e favorito il loro recupero sanitario e, di conseguenza, sociale.

Oggi il dibattito intorno alle soluzioni migliori per contrastare l’abuso di sostanze stupefacenti continua a vivere un periodo di stallo, perlomeno in Italia, ma il caso del Portogallo ha dimostrato che un approccio basato sulla “riduzione del danno” e non sulla risoluzione totale del problema, produce risultati positivi.

 

Copyright copertina: http://lisbonadavivere.com/vivere-pensione-portogallo/

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