Anna Frank: quando il ricordo non basta

“Per non dimenticare.”. Ogni anno il Giorno della Memoria si presenta a noi con questo slogan, in grado di apparire spesso ridondante. Come si può anche solo pensare di lasciare che certi drammi spariscano dalla nostra coscienza comune? Appare incredibile, eppure è fin troppo spesso realtà.

Realtà in cui la politica e la storia vengono mescolate, in cui la seconda diviene strumento della prima, mera schiava da utilizzare per manipolare e mistificare la realtà di quanto accaduto. Lo scopo? Guidare una eventuale massa, far leva sulla pancia delle persone, utilizzare a proprio vantaggio chi non ha sviluppato determinati “anticorpi” per combattere messaggi di odio travestiti da bufale e da finte verità.

Quanto accaduto nelle scorse settimane con la figura di Anna Frank è solo l’ultimo capitolo del triste infangare figure che ormai non sono più in grado di difendersi. Un breve riassunto è d’obbligo. In occasione di un match sportivo, alcuni tifosi della squadra romana della Lazio hanno imbrattato alcune aree dello stadio, tra cui spiccavano offese verso la celebre ebrea tedesca, con indosso la maglia dei rivali della Roma. Un grottesco modo di intendere la rivalità sportiva, macchiandosi non solo di vandalismo, ma anche di un crudele antisemitismo che non trova ragion d’essere, se non nelle tesi dei negazionisti.

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Negazionisti che da anni provano in ogni modo a cambiare la realtà, affermando quella che, secondo loro, non viene ammessa in quanto verità scomoda, ma che appare tremenda anche solo da pensare a chiunque altro: per loro l’Olocausto non è avvenuto. Il genocidio di sei milioni di ebrei nei lager nazisti viene negato, calpestato, offeso, deriso.

A quale scopo? Piegare la storia, per poter dare alla luce una nuova e presunta verità, in cui le atrocità del nazismo non sono avvenute, in una forma di apologia per poter donare nuovamente innocenza ad una idea che si è macchiata dei peggiori reati nella storia umana.

Ed è inutile che chi giochi con la vita di Anna Frank sia stato smascherato, dati alla mano, rendendo false tutte le presunte illazioni, dalla celebre storia della penna a sfera, alla scrittura stessa della ragazza. Nel mondo della rete l’odio può ancora propagarsi, in chi vuole odiare, vuole un capro espiatorio, vuole non avere fiducia nella cultura e nei media tradizionali, per credere a chi propone verità scomode, e per questo ritenute reali. Una opposizione all’establishment che finisce per generare mostri, in un sonno della mente che non può non essere pericoloso.

Un sonno della mente in grado di prendere il sopravvento ogni qualvolta la classe politica fa della storia il proprio campo di battaglia, dimenticando che ogni persona uccisa dalla crudeltà umana possiede pari dignità. Sia nei lager tedeschi, che nei gulag sovietici. Sia Anna Frank, che Giuseppina Ghersi, uccisa dai partigiani a soli 13 anni.

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