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ELEZIONI 2018: DAL “FASCISMO ETERNO” A JOHN OLIVER

Il 4 Marzo 2018 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo governo che rappresenterà il paese per i prossimi cinque anni. I quattro partiti più “grandi” in lizza sono: Partito democratico, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Forza Italia. Tra coalizioni e “missioni suicide”, gli altri partiti che spiccano sono Liberi e Uguali, Fratelli d’Italia, Più Europa con Emma Bonino.

La campagna elettorale, quindi, sta svolgendo al termine e per il voto di domenica prossima tutti i leader dei diversi partiti fanno a gara a chi promette di più. Dalla Flat Tax tanto pubblicizzata da Silvio Berlusconi al “più potere agli italiani”, slogan promulgato da Matteo Salvini, le promesse elettorali che si sono susseguite in questi mesi sono, spesso, raccapriccianti.

Come profetizzato da Umberto Eco nel suo pamphlet “Il Fascismo Eterno“, quello a cui assistiamo oggi in Italia è un ritorno di ciò che per tanto tempo è stato sintomo di repressione e brutalità: il nazionalismo portato alle estreme conseguenze. Se i fan accaniti della dietrologia si sono sempre battuti seguendo l’atavico mantra “Si stava meglio quando si stava peggio”, e sono sempre, purtroppo, stati presententi non solo nei comizi di paese ma anche in parlamento, quello che si profila oggi in Italia e anche in buona parte dell’Europa è agghiacciante.

I nuovi nazionalismi, in Italia hanno come rappresentati i partiti Lega Nord e Fratelli d’Italia. Salvini e la Meloni non hanno mai nascosto la loro nostalgia dei tempi d’oro del fascismo e, sicuramente una campagna elettorale come la loro non ha fatto che nuocere a livello internazionale l’Italia e il popolo votante.

Silvio Berlusconi è, inoltre, la star di questa campagna elettorale. Se tutti lo davano per spacciato lui ha tenuto duro e si è ripresentato anche se formalmente incandidabile. Berlusconi, che non concorre come premier ma è, diciamo così, il rappresentante di quella parte d’Italia che ancora crede al paese dei balocchi, è stretto alleato di Lega Nord e Fratelli d’Italia e il suo partito, Forza Italia, non è solo un ricordo del lontano 1994 ma un vero e proprio brand ormai consolidato.

D’altra parte, vi sono anche quei partiti come il Movimento Cinque Stelle che ancora non hanno capito da che parte stare ma, a detta loro, dalla parte del popolo. Il Movimento capitanato dal comico Beppe Grillo ha come candidato premier Luigi di Maio. Il giovane rappresentante penta stellato, da buon studente universitario fuoricorso, pensa che fare il premier sia sicuramente più facile che superare l’esame di procedura penale. Ma, senza dover giudicare i percorsi universitari di nessuno, il programma che i Cinque Stelle promuovono è il seguente: nei 20 punti riassuntivi presentati da Luigi Di Maio si parla di una riduzione dell’IRPEF che avverrà espandendo l’attuale sistema del bonus da 80 euro – che il M5S promette di conservare nonostante lo abbia molto contestato, così come le altre forze di opposizione – e di riduzione dell’IRAP pagata dalle imprese e del cuneo contributivo. Ma si parla anche, come fa il centrodestra, di rendere meno aggressiva la lotta agli evasori fiscali, di eliminare Equitalia e riformare il contenzioso tributario.

Matteo Renzi, il grande sconfitto del governo uscente e segretario del Partito Democratico non si è ancora lasciato vincere dal rifiuto espresso dal popolo il 4 marzo dello scorso anno in occasione del Referendum abrogativo. Il Partito Democratico e la figura del candidato premier hanno scelto una campagna elettorale meno “social” e più in sordina rispetto ai concorrenti.

Le elezioni italiane del 4 Marzo, però, non sono solo argomenti di discussione del nostro bel paese. All’estero diverse testate giornalistiche si occupano dell’evento ma, colui che ha fatto parlar di sé in questi ultimi giorni è John Oliver, comico inglese che ha dedicato una parte del suo show televisivo alle elezioni italiane.

Il comico Oliver ha trattato il tema delle elezioni politiche italiane con commenti a dir poco al vetriolo. Ha, con elegantissimo humor, preso in giro tutti i candidati, da Renzi a Salvini, passando per l’intramontabile Silvio Berlusconi esclamando un “No, No, not you again”.

Pensare a come John Oliver abbia additato di fascismo il partito della Lega Nord e supplicando gli italiani di non votare per questa fazione e portando ai doveri della cronaca i fatti di Macerata, ci fa pensare a quanto effettivamente sia particolare la situazione politica e storica in cui ci troviamo noi italiani.

Il populismo ormai la fa da padrona in questa caccia al diverso, in questa ricerca programmatica di un complotto, in questa sottomissione della scienza alla libertà di opinione. Insomma, l’Italia ben si presenta come esempio assoluto di negligenza intellettuale. Se si permette a questi populismi di proliferare non siamo nessuno. Il fascismo non è solo un uomo che urla da un balcone di Piazza Venezia, il fascismo è la violenza reiterata tutti i giorni verso quelle cose che ci rendono liberi.

Il fascismo moderno è Ur-Fascismo, è accettazione passiva, è credere in ideali lontani da noi ma che ci fanno sentire al sicuro, ideali o ideologie che appartengono al passato ma continuano ad essere presenti in un eterno ritorno. Tutto ciò che è deprecabile nella nostra società è proprio il fatto di essere soggiogati a dati di fatto presentati da qualcun altro per noi. Il fascismo eterno è alimentato dalla nostra pigrizia. L’ Ur-fascismo si nutre della nostra ignoranza e del fatto che noi riusciamo a convivere con essa senza porci troppe domande.

Ur-fascismo, però, verrà sepolto da una risata, agognata e lancinante nelle orecchie di chi ci vuole tutti uguali, di chi non riesce a comprendere la bellezza delle critiche costruttive e del confronto. Ma un leader che ha capito tutto c’è, e lui è il nostro leader, lui è John Oliver, e ha i vulcani, quelli veri.

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