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PICCOLA GUIDA ALLA PET THERAPY

C’è stato Bob, un gatto rossiccio ed impiccione che nel film “A strett cat named Bob”, tratto dal romanzo omonimo autobiografico di James Bowen, spinge il protagonista a prendersi cura così affettuosamente della sua zampetta rotta tanto da riuscire a  distrarlo dalla dipendenza dall’eroina, poi Truman, lo scodinzolante bullmastiff, che nel film spagnolo “Truman: un vero amico è per sempre” è invece l’unica presenza che riesce a risollevare Julian dai dolori di una malattia terminale.

E come dimenticarsi del labrator retriver Marley che nel famoso film di David Frankel accompagna i coniugi Grogan in quasi tutte le stagioni delle loro vite o dei nitriti di Pilgrim in grado di aiutare la piccola Grace nei disagi che la bloccano in “L’uomo che sussurrava ai cavalli“?

Diversi studi («JAMA», «British Journal of the Royal Society of Medicine», «American Journal of Cardiology», «Journal of Nervousch&Mental») insomma, hanno dimostrato che alcune specie animali inducono nell’ Uomo uno stato di benessere psicofisico sorprendente, regalandogli gioia e buonumore, crescita dell’autostima e riduzione di depressione e ansie, incremento dell’attività metabolica e diminuzione della pressione arteriosa, aumento delle difese immunitarie e dell’ossitocina in circolo.

Quando nasce la Pet Therapy

Anche se già a fine Ottocento numerosi primari iniziano a prescrivere delle terapie con degli animali per aiutare i propri pazienti a superare delle determinate condizioni attraverso questo magico scambio affettivo (è il caso di Chessigne, ad esempio, che nel 1875 consiglia per la prima volta l’equitazione per persone affette da problemi neurologici o dell’ospedale St.Elisabeth dove nel 1919 vengono usati cani per tentare di attutire i traumi dei soldati rientrati dal fronte) la teoria di sfruttare questa interazione speciale in campo medico dando l’avvio, così, alla “Pet Therapy” (o “Terapia dell’animale da affezione”), nasce ufficialmente nel 1953 grazie allo psichiatra americano Boris Levinson.

E’ Levinson ad accorgersi che l’unica presenza in grado di sfasciare il silenzio di vetro di un suo piccolo paziente autistico,con carezze e baci sul musetto, è il cane Jingles.

La presenza di Jingles assurge infatti ad una doppia funzione, da un lato permettere al bambino di esprimere le proprie difficoltà ed emozioni in modo indiretto e quasi identificativo con l’animale, senza perciò essere intimorito dalla presenza del medico, dall’altro permettere al medico di penetrare pian piano nell’universo interiore del suo piccolo paziente, grazie al rapporto di fiducia che si instaurerà gradatamente fra di loro.

La Pet Therapy in Italia

L’Italia è una delle Nazioni che più ha preso a cuore le cure dei pazienti attraverso la Pet Therapy, denominazione che da pochi anni è stata ridefinita AAAT (Animal Assisted Activities and Therapy) o IAA (Interventi Assistiti con gli Animali).

Il ministero della Salute, al fine di promuovere la ricerca, standardizzare i protocolli operativi e potenziare le collaborazioni fra medicina umana e veterinaria, nel giugno del 2009 ha istituito il Crnil Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali di pet therapy, e ha iniziato un intenso lavoro conclusosi con l’approvazione il 25 marzo 2015 dell’Accordo stato, regioni e province autonome sulle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA), che hanno lo scopo di armonizzare l’attività degli operatori che svolgono questo tipo di interventi e di garantire,così, la tutela sia delle persone sia degli animali impiegati.

Le Terapie Assistite con gli Animali (TAA), l’Educazione Assistita con gli Animali (EAA) e le Attività Assistite con gli Animali (AAA) sono diffuse in tutta Italia con una maggiore prevalenza nel centro Nord, come l’Ospedale Niguarda di Milano e il Meyer di Firenze o  le associazioni della Delta Society in Lombardia e della Antropozoa in Toscana.

Come diventare Terapisti

In primis ricordiasoamo che la Pet Therapy è una co-terapia che non vuole sostituirsi alla psicoterapia, fisioterapia e soprattutto alla terapia farmacologica.

Oggi gli IAA trovano ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali (ospedali, case di riposo, comunità di recupero, centri socio-educativi e riabilitativi, carceri, comunità per minori, scuole di ogni ordine e grado, centri di aggregazione vari, centri di persone diversamente abili e con patologie psichiatriche e ludoteche).

Per diventare un professionista de settore bisogna,perciò, seguire corsi specifici, master erogati esclusivamente da università o frequentare corsi di enti formativi accreditati. 

Per chi arriva da formazione ed esperienza pregressa al 25 marzo 2015 è necessario avviare la valutazione del percorso antecedente e compilare una documentazione dettagliata da inviare al Crn o alle segreterie scientifiche degli enti formativi che erogano corsi di Iaa. 

Un’altra bella novità in questo ambito arriva sempre dal Crn e dal ministero della Salute con il progetto Digital pet che ha lo scopo di creare elenchi nazionali delle figure professionali, degli operatori, dei centri specializzati, delle strutture riconosciute e dei progetti di Taa e di Eaa, con l’obiettivo dei corsi è quello di formare professionisti capaci di saper assistere al meglio gli utenti e di tutelare il benessere animale.

Dopo aver frequentato un corso specifico, è importante inviare il proprio curriculum ad associazioni e cooperative che operano nel settore da diversi anni e che garantiscono l’equipe multi professionale (come l’associazione We Animal, ad esempio).

Per conoscere nel dettaglio l’iter formativo di ogni figura si può leggere l’apposito opuscolo del Crn

Quali sono gli animali più indicati per la Pet Therapy

Come specificano sempre le “Linee Guida Nazionali”, si raccomandano di coinvolgere negli interventi solo animali da compagnia (quindi soprattutto cani e cavalli ed in seconda battuta anche gatti, asini e conigli) ed ognuno di esso dev’essere certificato e deve avere requisiti sanitari, comportamentali, attitudinali e di capacità valutati da un veterinario esperto in Pet Therapy.

I cani sono certamente i più versatili le loro doti più significative, come la loro capacità di interagire con l’uomo, grande adattabilità, intelligenza e sensibilità.

Il cane più idoneo è quello ben socializzato, educato, tranquillo, equilibrato, abituato a vivere in ambiente urbano e a stretto contatto con le persone e per queste motivazioni ci sono ovviamente alcune razze canine più adeguate rispetto ad altre per essere impiegate nella Pet Therapy, come i Golden e Labrador Retriver o persino dei meticci ben addestrati usati per compiti specifici come hearing dogs, cani per non udenti.

Anche i cavalli usati in ippoterapia devono rispondere a dei criteri ben precisi di conformazione fisica (brachimorfi o mesomorfi), temperamento e salute (a partire dagli appiombi), soprattutto essere esenti da zoppia o mal pareggiamento dello zoccolo per non creare problemi al paziente,così, durante il suo adattamento al movimento e all’andatura dell’animale.

Siete pronti a diventare gli “Assistenti con gli Animali” di domani?

 

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