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I RAGAZZI DEL SIGNOR NEWELL: DA PRESIDE A ICONA DELLA STORIA DEL CALCIO ARGENTINO

Ci sono posti, nella geografia del calcio, che in seguito ad avvenimenti più o meno storici, smettono di essere posti soltanto fisici, per diventare veri e propri luoghi mitologici.
Enclavi dell’anima, ed al contempo, strade della passione, in cui ci si sente sospesi fuori dal tempo, immersi in una narrazione sportiva fatta di piccoli e grandi episodi che si imprimono nella memoria e dove, si finisce quasi sempre col ruotare attorno ad un pallone.
Tra questi luoghi, la città di Rosario, situata 300km a nord di Buenos Aires, occupa un posto speciale e per molti aspetti unico.
Città di amori forti quella rosarina che, dalle rive del Paranà, fiume che la squarcia quasi ricordando i tagli nelle tele di Lucio Fontana (che peraltro era Rosario), si staglia lungo un’area metropolitana abbastanza ampia e dominata dall’imponente “fiamma eterna”: monumentale simbolo meglio noto come Monumento alla Bandiera.

In foto, l'imponente Monumento alla bandiera che domina Rosario

In foto, l’imponente Monumento alla bandiera che domina Rosario

Ed all’ombra di quell’imponente monumento, che poi è l’unica cosa che riesce ad unire una popolazione altrimenti divisa da più di un secolo per motivi calcistici, ruotano luoghi e storie lunghe non meno che quelle rivalità eppure ancora vive e presenti nel tessuto della città.
Città di amori forti, dicevamo in precedenza, basti pensare alle tante personalità passionarie che si legano a questa città. Tra queste, ad esempio, a quelli che probabilmente sono i tre argentini più influenti del secolo scorso: Ernesto Guevara, nato a Rosario nel 1928 e tifosissimo della squadra operaia di Rosario (il Rosario Central, squadra dai colori giallo blu), Diego Armando Maradona che da Rosario passa per pochi anni prima di finire la sua carriera ed ultimo, ma non per importanza, Lionel Messi che a Rosario nasce e muove i primi passi da calciatore, nelle file dell’altra squadra, quella più borghese e rinomata, il Newell’s Old Boys.
E la storia che si cela dietro questo club, tra i più importanti non solo della città, ma dell’intera Argentina, è davvero una storia che merita di essere raccontata e che, al contrario di quella di molti club calcistici quasi sempre nati attorno ad una elite o ad una categoria sociale, parte dalla più vicina e banale di tutte le istituzioni: la scuola.

Tutto comincia dalla figura, ormai anch’essa mitologica, di Isaac Newell: un ragazzotto inglese che, sul finire dell’ottocento, decide di mettersi su una nave, attraversare l’Atlantico e trasferirsi in Argentina. Qui, qualche anno più tardi e terminati i suoi studi, fonderà assieme alla moglie la prima scuola non cattolica della città: il Collegio Commerciale Anglo – Americano.
Ma Isaac, nella sua vita, non è soltanto insegnante e preside di quell’istituto: è un fanatico del “football” e, se col trasferimento rinuncia alla madrepatria, non rinuncia a portare con sé in Argentina quel gioco appena inventato del quale è follemente innamorato.
D’altronde, il legame storico che corre lungo tutto il novecento tra Inghilterra e Argentina, è un legame di un’intensità rara e che non lascia fuori il calcio.
Gli Argentini, si toglieranno anche la soddisfazione, immensa, di battere in una finale del mondiale (quella dell’86 a Città del Messico e dei due leggendari gol di Maradona), gli odiati rivali inglese, i quali se pure hanno inventato questo sport, dovranno lasciare agli argentini il merito di averne fatto una vera e proprio religione: dando corpo a quel modo di dire per cui “Se esiste un Dio del calcio, quello senza dubbio è argentino”.

In foto Isaac Newell, fondatore del Collegio Newell, a cui è stato dedicato in origine il nome della squadra

In foto Isaac Newell, fondatore del Collegio Newell, a cui è stato dedicato in origine il nome della squadra

Ed il luogo in cui questo nuovo sport comincia a diffondersi in Argentina, è proprio il Collegio del professor Newell che, dopo essere stato il primo non cattolico in città, diventa anche il primo ad includere nelle attività didattiche le attività sportive, al punto tale da essere frequentato esclusivamente per quest’attività didattica.
Ma a portare a decisiva spinta il lavoro di Isaac, sarà Claudio Newell, figlio del fondatore della scuola e suo successore come preside e che nel 1903, fonderà ufficialmente il club sportivo della scuola, che dagli alunni stessi venne all’unanimità intitolato Newell’s Old Boys, ovvero i ragazzi del vecchio Newell. Resterà per sempre l’unico caso al mondo, nella storia del calcio, di una squadra che prende il nome dal fondatore e non dal luogo in cui è fondata. E questo particolare, apparentemente insignificante, rivela, in realtà, qualcosa che trascende i confini della passione sportiva ed entra nel Dna di questo club e di questa città. Perché Rosario, o almeno quella parte della città che si coagula attorno alla passione per il Newell’s, non perderà mai il legame con il club proprio come il club non perderà mai contatto con la scuola e con il suo territorio diventando centro di aggregazione sportiva ed istituzione sociale. Ancora oggi infatti, nel quartiere dove un tempo sorgeva il Collegio Angloamericano, il club gestisce e finanzia una scuola proprio per continuare la missione educativa intrapresa dalla famiglia Newell e dove gli alunni, non sono soltanto giocatori delle squadre giovanili, ma semplici cittadini e tifosi che sono parte di un movimento collettore di importantissima rilevanza sociale che va oltre il calcio. Così, non è raro sentire dire a qualcuno di questi alunni, che il loro sogno sarebbe lavorare nella squadra per cui tifano, come semplici giardinieri, come insegnanti, medici o con una qualsiasi altra mansione. Va bene tutto, purché si riesca a ridare indietro al club, almeno una parte di ciò che il club ha donato loro con la sua presenza sul territorio.
Come dicevamo, città di amori forti e focosi quella di Rosario. Perché se sei argentino è molto probabile che il fuoco sia il tuo elemento, ma se sei rosarino, quell’elemento è addirittura elevato a simbolo monumentale del luogo da cui vieni ed indirettamente della tua personalità.
Quella personalità ardente e pasionaria che i rosarini hanno messo in tutte le cose della vita, entrando nelle cose della stessa, con un’irruenza ed una soffice violenza quasi paragonabili a quelle proprie dei tagli nelle tele del Fontana. Ed entrando poi, così prepotentemente, anche nella mitologia del calcio con personaggi e storie che, pur avendo attraversato più di un secolo, non perdono la brillantezza del tempo in cui si sono scritte. Proprio come quel fuoco che, insensibile al passare del tempo, non perde vigore ma anzi si alimenta di ossigeno e di vita fino a divenire simbolo eterno dell’intera città. Rinnovandosi ma comunicando sempre con forza il proprio messaggio.

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