Scienze & Tech

La nuova frontiera televisiva delle IPTV

Nell’era televisiva dominata dalla “crossmedialità”, anche la frontiera del mezzo più diffuso e per sua definizione storicamente mono piattaforma, sembra sempre più spingersi verso un allargamento dei suoi classici confini. Antenne, parabole e qualsiasi altro mezzo tecnico di ricezione lasciano sempre più il passo, nel solco della modernizzazione delle trasmissioni, a nuovi sistemi di trasmissione e fruizione dei contenuti che ridefiniscono il paradigma della televisione.

Non è un caso che i grandi broadcaster mondiali, tra cui anche i principali holders del mercato di casa nostra, provino sempre più ad implementare tecnologie diverse per i loro contenuti. Se,  infatti, il passaggio al digitale terrestre, dovuto alla discussa legge Gasparri, ha consegnato ai broadcaster la possibilità di trasmettere il segnale in digitale e costituito un passo in avanti dal punto di vista tecnologico, le trasmissioni che utilizzano i protocolli Internet per diffondersi sono in continuo aumento, e questo, con importanti risvolti, in termini di risparmio, per le stesse emittenti.
Tecnicamente, si tratta di IPTV (Internet Protocol TV), ovvero, di trasmissioni televisive che, senza utilizzare le canoniche infrastrutture, si diffondono attraverso la rete internet.

La prospettiva di questa nuova frontiera, fa gola a moltissimi broadcaster televisivi i quali, di pari passo alla diffusione della banda larga, possono riversare i propri contenuti sulla rete liberandosi così dei fastidiosi costi legati al mantenimento di antenne, ripetitori e quant’altro sia necessario a diffondere i contenuti. Infatti, proprio negli ultimi periodi, anche Sky e Mediaset, hanno implementato le proprie piattaforme streaming nonché varato il lancio di offerte on demand, indipendenti da quelle dei classici abbonamenti che consentono a chi vuole di usufruire solo dei contenuti internet, di farlo senza alcun decoder o parabola.
Ma la diffusione di questa nuova ed interessante tecnologia, porta con sé anche qualche cono d’ombra e qualche rischio per gli stessi broadcaster, sempre più preoccupati dall’aumento incessante di fenomeni di pirateria multimediale sui loro contenuti. Sempre più spesso infatti, con l’aumentare delle esclusive di cui sono titolari Sky e Mediaset, aumentano anche i metodi per garantirsi la visione di quegli eventi senza alcun abbonamento ed in modo illegale.

Dal classico streaming dei siti pirata, comunemente reperibile con l’ausilio del motore di ricerca, a metodi più sofisticati tutto sembra preludere ad una perdita di milioni di euro per i fatturati delle aziende e di migliaia di unità di abbonati, generando così anche un ingente mercato nero da fatturati ragguardevoli. I pirati della tv infatti, vendono dei veri e propri abbonamenti, con tanto di rivenditori autorizzati e prezzi di listino per lo proprie offerte in abbonamento, garantendo peraltro una qualità in molti casi migliore di quella dello stesso broadcaster e facilità di accesso al prodotti, visto che basta un semplice contatto mail per ottenere la visione dei contenuti.

Ovviamente, anche i prezzi risultano essere ben più competitivi di quelli proposti dai broadcaster, dai 5 ai 20 euro mensili per abbonamento, con assistenza dedicata e aggiornamento costante dei canali di modo da evitare gli eventuali “ban” delle emittenti. Basta dunque un computer, il sito giusto da cui reperire il necessario ed un normale media player e, con quale settaggio ed un po’ di pazienza, si è in grado di avere qualsiasi canale pay in qualità pressoché perfetta.

Il sistema che tali pirati utilizzano, è allo stesso tempo ingegnoso e semplice: se da un lato infatti codificare il segnale del canale e rimbalzarlo su di un server da cui far partire la trasmissione è operazione senza dubbio per addetti del mestiere, le modalità di diffusione sono semplicissime. In pratica, lo streamer, una volta che il contenuto è stato captato tramite piccoli box che ne convertono e catturano il segnale aggirando i codici di sicurezza dell’emittente, crea delle “liste”, ovvero, delle comuni playlist da aprire con il media player. A tutti gli effetti, è come riprodurre un CD o una cartella della nostra musica preferita, solo che, al posto delle singole tracce e delle nostre canzoni, ci saranno i vari canali raggruppati per genere e categoria. Ed a questo punto, vendere la lista con l’ausilio di Internet, diventa un gioco da ragazzi considerata anche la certa appetibilità del prodotto.

Tuttavia, se anche la prospettiva di una soluzione di questo genere può sembrare allettante per l’internauta il quale non voglia spendere un capitale per la visione delle serie tv o delle partite della sua squadra del cuore, sono molti i lati negativi di questo tipo di tecnologia. In primis, ovviamente, c’è il rischio illegalità che aleggia ed è bene tenere a mente che, il solo fatto che il mare sia enorme, non significa che ciò che vi si trova dentro sia privo di rischi.

In secondo luogo, il rischio di abbonamenti truffa, venduti a pochi euro e spesso non funzionanti, è abbastanza alto ed a quel punto, non potremo di certo rivolgerci alle autorità per ottenere indietro il maltolto. In terzo ed ultimo, ma non meno importante, quand’anche questi sistemi assicurino la visione stabile dei contenuti, essi non sono comunque immuni da problemi legati all’ingente utilizzo che del segnale fanno gli utenti connessi alla pagina centrale da cui il segnale parte, con il rischio di generare grossi problemi nella visione dei canali, che spesso risultano in manutenzione.

Come sempre quindi, vale anche per questo caso, l’adagio per cui ad abbandonare la strada vecchia si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova. Ed in fin dei conti, pagare un abbonamento illegale e dalla qualità ignota per non pagare un abbonamento che vi dà diritto a tutte le cure del caso ove ricorrano problemi può dirsi davvero una scelta saggia ed opportuna? Probabilmente no. Probabilmente, la vecchia strada per ora continua ad essere la migliore e la più affidabile. Magari, beneficiando anche di qualche sconticino dovuto alla sanguinosa guerra in atto tra le due pay tv principali di casa nostra, le quali, a suon di diritti televisivi ed esclusive di ogni genere cercano continuamente di rubarsi clienti ed acquisirne di nuovi (per un approfondimento sulla guerra tra Sky e Mediaset: link).

Copyright immagine di copertina: youcraft.org

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