ATTUALITÀ

GLI ECOMOSTRI ITALIANI, HABITAT DELL’ILLEGALITÀ

Tante possono essere le definizioni della parola ecomostro. Ma, questo termine è intraducibile in altre lingue, poiché è specchio di un fenomeno tipicamente italiano, così come l’abusivismo. Stando ai numeri di Legambiente, gli abusi edilizi che ogni anno vengono perpetrati su territorio italiano sono circa ventimila. Numeri da capogiro, che fanno paura, che riempiono di domande la coscienza di ogni cittadino. Sono costruzioni senza sistema fognario, spesso in aree non indicate, o addirittura pericolose, come quelle di esondazione dei fiumi, senza attenzione alcuna alla salvaguardia del paesaggio. Sul mare, nei parchi archeologici, nelle aree protette, insomma, sono pochi gli angoli del del nostro Belpaese ad essere stati risparmiati.

Un esempio su tutti è quello di Alimuri, dove, sulla splendida costa di Sorrento, era stato eretto lo scheletro di un albergo mai completato e abusivo. Ci sono voluti cinquant’anni, sessanta chili di esplosivo e 330 mila euro per la bonifica del territorio, per distrugge i diciotto mila metri quadri dell’ecomostro di Alimuri. Ma questo non potrà mai essere cancellato dalla memoria dei bagnanti del golfo di Sorrento, dei cittadini e di chi ha voluto denunciare le tante catastrofi ambientali in atto nel nostro paese. Altro ecomostro illustre italiano è sicuramente quello di Punta Perotti a Bari, distrutto nel 2006. Sulla carta era un complesso residenziale costituito da due edifici di 11 e 13 piani sul lungomare di Bari. Il

complesso è stato realizzato nell’ ambito di due piani di lottizzazione che prevedono la realizzazione di 290.000 metri cubi complessivi. Nella realtà, la struttura è stata edificata ad una distanza inferiore a 300 metri dal mare e posizionato in modo da nascondere totalmente la vista del lungomare a sud di Bari. Nel 2013, dopo 24 anni, un’ altra costruzione abusiva viene fatta esplodere, grazie all’enorme contributo dato da Legambiente. Questa volta siamo in Sicilia, vicino Agrigento, a Scala dei Turchi. La ditta Scatur, proprietaria dell’edificio, ha deciso di non attendere la pronuncia definitiva della magistratura sull’ultima richiesta di sospensiva procedendo così all’abbattimento dell’ecomostro.

Questi sono forse i casi più eclatanti e che hanno contribuito a scrivere parte della storia criminale italiana, ma non sono gli unici, ci sono le palazzine sulla spiaggia di Lido Rossello, una baia della costa meridionale

della Sicilia, nel comune di Realmonte. C’è il villaggio costiero interamente abusivo a Torre Mileto, in provincia di Foggia, costruito negli anni ’70, una decina di chilometri di edifici nella fascia di terra che separa il lago di Lesina dal mare, e la Palafitta nel mare di Falerna, costruzione su tre piani, 1260 metri cubi, realizzata sul bagnasciuga della costa calabrese, che da decenni sfida le onde. In provincia di Palermo, Pizzo Sella si è conquistato il titolo di collina del disonore, con 170 villini costruiti alle spalle di Mondello. Sequestrati tra il 1999 e il 2000 sono stati una colossale speculazione immobiliare, che nasconde un’imponente operazione di riciclaggio di Cosa nostra.

Ma se da un lato gli ecomostri deturpano e aggravano realtà illegali e criminali, c’è chi dalla mostruosità riesce a generare arte. La fotografa Maria Teresa Furnari ha attraversato l’Italia da Nord a Sud per dare la caccia agli ecomostri. Un viaggio fotografico, da Milano a Palermo, dieci tappe, 2.400 chilometri, con la compagnia di uno specchio, che compare in ogni foto. Ha inquadrato nell’obiettivo le creature di cemento, mentre lo specchio rifletteva l’ambiente intorno. Le parole della Funari aiutano meglio a capire l’influenza degli abusi edilizi sulla società e a concludere la riflessione aprendone un’altra di più ampio respiro sociale: «L’impatto che questi edifici hanno sulle persone è soggettivo. C’è chi lotta perché siano abbattuti, chi ne subisce un certo fascino, chi nel corso del tempo si abitua o arriva addirittura ad affezionarsi».

 

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