ATTUALITÀ

BEHIND THE SITE

Quando si parla di ISIS e del sedicente stato islamico, non c’è giornale del mondo che, nel tentativo di ricostruire le tracce di quella entità fluida eppure diffusa quale è l’ISIS, non si rifaccia ad un entità ben precisa divenuta ormai vera e propria fonte di informazioni seguita dalle testate di mezzo mondo. Parliamo di “The Site”, il famoso sito internet il cui acronimo sta per “Search for International Terrorist Entities” il quale si occupa della ricerca, del reperimento e della catalogazione di tutti i messaggi, i file ed i documenti che, attraverso i più vari ed eterogenei canali, vengono diffusi dalla propaganda jihadista nelle varie piattaforme online.
Se infatti è vero che, l’avanzare dello stato tecnologico consente sempre più di affinare le possibilità di ricerca in relazione anche alle tracce più ostiche da seguire, altrettanto vero è che, anche le organizzazioni terroristiche hanno affinato in misura notevole le proprie modalità di comunicazione e diffusione sia dei materiali di propaganda sia di vere e proprie informazioni logistiche (pensiamo ad esempio a quelle meramente organizzative di attentati quali informazioi attinenti la topografia delle città, il numero di jihadisti necessari all’attacco e cosi via). Site, con il suo team, si occupa proprio di seguire le numerose tracce che, più o meno visibilmente, vengono lasciate nella rete dai jihadisti e di raccoglierle visto che, come in continuo gioco del gatto e del topo, i documenti ed i file diffusi hanno vita breve ed in poco tempo spariscono nella stessa rete in cui vengono diffuse.
Ma cosa è più precisamente the Site? Si tratta di una testata di informazione o dietro l’apparente normalità della sua grafica, si nasconde qualcosa di più? E sopratutto: chi finanzia detta organizzazione?
La storia del Site comincia ufficialmente nel 2002 quando, Rita Katz
e Josh Devon, grazie all’aiuto di diverse agenzie federali e gruppi economici privati, fondano la prima forma embrionale di quello che poi sarebbe divenuto SITE. La piattaforma, che sin dagli inizi comincia a fungere da enorme fucina di informazioni sulla presenza di cellule ultra-radicali islamiche negli States, determina così in breve tempo la chiusura di numerose organizzazioni attive sul territorio americano, nonché l’apertura di decine e decine di indagini da parte delle autorità giudiziarie. Il duro lavoro, dunque, premia e nel giro di pochi mesi la società, inizialmente partita come semplice grupo di ricerca, diventa un vero e proprio ente ed allarga il suo portafoglio clienti. Questo perchè, nel frattempo, il Site comincia a vendere, ad un pubblico abbastanza eterogeneo di clienti, le sue informazioni e le sue metodologie di lavoro arrivando ad avere tra gli abbonati una moltitudine di alte personalità di governo, importanti agenzie di sicurezza, procure e media internazionali. Ciò che ha garantito al Site di esplodere in modo così fragoroso (oltre ovviamente alla grande esplosione del fenomeno jihadista) sembra essere esattamente ciò che portò i due fondatori ad unire le forze e bypassare i canali ufficiali d’indagine e raccolta di informazioni: più volte infatti, la stessa Rita Katz ha dichiarato che Site nasce con l’intento di superare la lentezza e la segretezza delle agenzie tradizioanali, spesso poco inclini, anche per ragioni di sicurezza, a diffondere importanti informazioni investigative.

Il Site, attraverso il finanziamento di intelligence e non meglio precisati gruppi economici privati, è oggi punto di riferimento indiscusso per la distribuzione e diffusione di tutti i messaggi segreti, dei video jihadisti e di ogni altro materiale affine che riguardi tali fenomeni. Tuttavia, non poche testate internazionali, hanno adombrato sospetti non tanto sulla metodologia impiegata per scandagliare il fenomeno jihadista quanto più invece sotto il profilo dei finanziatori che, il Site mantiene rigorosamente segreti. E ripercorrendo la storia ivestigativa del Site, vi sono anche una serie di episodi che lasciano perlomeno perplessi quanto alla tempistica della diffusione dei contenuti, incredibilmente anticipata rispetto a quella degli stessi canali ufficiali del califfato. Nel 2007, ad esempio, il SITE pubblicò un video con protagonista Osama Bin Laden con 24 ore di anticipo rispetto alla diffusione sui canali propagandistici di al-Qaeda. E se consideriamo che, il mullah Omar non si mostrava in video dal 2004, la diffusione anticipata dello stesso ad opera del Site non può non apparire sospetta. Stessa cosa, in relazione al video della decapitazione di Steven Sotloff, rapito in Siria da miliziani Isis, diffuso nel 2014 il quale, come il precedente, venne diffuso (come riportato anche da Independent,Telegraph e International Business Times) con così tanto anticipo da sorprendere persino gli stessi johadisti.
Non v’è dubbio
però che l’opera del Site sia di encomiabile pregio ed importanza capitale, tanto per chi fa informazione e da questi attinge importante materiale di fonte, quanto per chi si occupa della prevenzione in termini di sicurezza del fenomeno terroristico. Ma le ombre circa la reale portata di un’organizzazione investiativa completamente privata, la quale vende informazioni sensibili al migliore offerente, resta; se non altro perchè, a meno di coinvolgimenti ideologici che ad occhio nudo non paiono visibili, il fatto che la diffusione delle informazioni venga di fatto venduta a dei clienti potrebbe, seppur in termini di mera utopia ipotetica, chiamare con sè anche la possibilità che qualcuno acquisti il diritto alla non diffusione del materiale reperito.

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