INTERVISTA A DANILO RAGONA: LA STORIA DI UNA RINASCITA

Danilo Ragona imprenditore e designer di Torino, all’età di 21 anni a causa di un grave incidente resta paralizzato dalla vita in giù e da quel momento fa di tutto per rincorrere quello che diventa il suo valore fondamentale: la libertà.

Lo fa progettando carrozzine per disabili che possono essere ripiegate in uno zaino e trasportate in qualsiasi auto, trasformando un ausilio in un accessorio di moda da indossare e comincia a sfidare i suoi nuovi limiti fisici, scoprendo che non c’è disabilità che tenga quando la volontà è forte.

All’età di 21 anni, hai subito un incidente che ti ha cambiato la vita. Dando un’occhiata alle tue “imprese” e a tutto quello che hai fatto da quel momento in poi, sembra quasi che tu abbia cominciato ad amare la vita in maniera profonda. Quali sono le differenze sostanziali tra il Danilo pre e post incidente?

Prima che accadesse l’incidente ero molto giovane e sicuramente poco costruito, ma avevo comunque una forte voglia di indipendenza e autonomia. Il trauma dell’incidente è stato molto forte sia a livello fisico che a livello psicologico. Ho dovuto prima accettare il fatto che non avrei più camminato e successivamente ho dovuto rimettermi in moto, infatti, già dal primo anno di riabilitazioni ho cercato di riscoprire il mio corpo.

È come se fossi tornato di colpo un bambino che ha bisogno di ascoltare la propria fisicità per conoscerla meglio e per scoprirne i limiti non solo fisici, ma anche mentali.

E proprio in virtù di questo ho cominciato a fare esperienze, un po’ per scoprirmi e un po’ anche perchè, dopo l’incidente, avevo dato un nuovo valore alla vita e non avevo intenzione di perderne neanche un giorno.

Volevo impiegare ogni istante della mia esistenza per carpire tutte le bellezze che il mondo può offrire, le persone, i territori,  le esperienze. E da una grande difficoltà ho cercato di trarre delle opportunità, provando a trasformare le mie passioni in un’attività utile anche ad altri, portando un messaggio positivo e costruttivo per chi, invece, non è riuscito a fare un passo oltre la difficoltà della propria condizione.

C’è chi, dopo episodi come quello vissuto da te, si lascia andare e cade in una profonda depressione. Qual è la chiave per trasformare un momento negativo in un’opportunità, proprio come sei riuscito a fare tu?

Accettare la situazione è determinante per decidere, poi, di intraprendere nuove strade. Quindi la chiave fondamentale sta nell’accettarsi. Io è da lì che sono partito, per poi rimettermi in moto. Chiaramente gli amici e le persone che si hanno intorno, svolgono un ruolo importante in momenti così delicati. Nel mio caso è stata importantissima la decisione di riscrivermi a scuola, all’Istituto Europeo di Design( IED ndr). Facendolo sono rientrato nella vita quotidiana, socializzando e condividendo le mie giornate con persone “normali” e potendo confrontarmi con loro.

Altro tassello importante per la mia ripresa è stato lo sport che ho cominciato a praticare immediatamente, sin dall’inizio della riabilitazione. Questo mi ha aiutato moltissimo perché ho potuto valutare quali fossero i miei limiti fisici e ho potuto confrontarmi con altri atleti. Il viaggio, poi, ha sublimato il tutto, perché uscire di casa è stato il vero motore della mia rinascita.

Sei un grafico e un designer e sei riuscito a mettere la tua professionalità al servizio della disabilità. Come nasce il progetto “Able to enjoy” e a cosa punta?

Quando mi sono iscritto all’istituto Europeo di Design, avevo già la volontà e lo scopo di progettare un qualcosa che migliorasse la mia indipendenza e la mia autonomia.

Infatti, prima ancora di concludere gli studi, al terzo anno, ho presentato il progetto di una carrozzina multifunzionale ad un concorso che si chiamava “idee di impresa”, sono stato selezionato e da li è partito tutto. Visto che la mia idea era innovativa, a seguito di varie indagini di mercato, ho brevettato la carrozzina e dal 2006, grazie a tutta una serie di partner a cui ho chiesto di collaborare su questo progetto, sono riuscito a mettere in piedi l’azienda  “Able to enjoy” che progetta, produce e commercializza ausili e prodotti per disabili.

Le tue carrozzine sono sbarcate anche alla Fashion design week di Milano. Com’è stata questa esperienza e che messaggio, secondo te, sei riuscito a trasmettere?

Ho vissuto questa esperienza grazie a Fabrizio Barroccini, presidente della Fondazione Onlus Vertical che fa ricerca sulla lesione midollare, proprio la mia patologia, e che ha dato vita a questo “format” di modelle normodotate e modelle in carrozzina. Io dovevo lanciare un nuovo tipo di carrozzina e ho chiesto a Fabrizio di darmi la possibilità di collaborare con lui per questo evento e il 3 ottobre abbiamo “vestito” anche le ragazze disabili con la mia carrozzina. L’aspetto più particolare dell’evento è stato il fatto che non era l’ausilio ad accompagnare la bellezza in passerella ma era, invece, la carrozzina ad essere diventata quasi un accessorio, perché era stata abbinata all’abito nei colori. Questa esperienza bellissima ed emozionante per tutti ha finalmente e per la prima volta al mondo portato delle ragazze disabili in passerella, non più con un ausilio ma con un prodotto da “indossare”. Il messaggio che abbiamo cercato di trasmettere è stato quello che, indipendentemente dalla loro disabilità, queste bellissime e fortissime ragazze attraverso il design e la tecnologia, potevano ancora piacere e soprattutto piacersi ed essere di tendenza.

In molti ti definiscono ormai un influencer per quanto riguarda i temi sulla disabilità. Come vivi questo ruolo?

Diciamo che non sapevo di esserlo e dunque non lo vivo come ruolo. Piuttosto lo vivo con la grande libertà che mi sono permesso di dare, prima di tutto, a me stesso e che si traduce nel vivere delle mie passioni, trasformandole in qualcosa da condividere con gli altri, avendo come unico obiettivo quello di far conoscere e raccontare a chi vive una situazione come la mia e non solo la mia storia. Cerco sempre di spronare e stimolare tutti coloro che vivono o che pensano di vivere una situazione un po’ più difficile, spingendoli alla libertà, all’autonomia, all’indipendenza ad uscire di casa sicuri che tutto si può fare, anche attraverso la conoscenza di quello che io sono riuscito a creare. La mia mission è evitare di raccontare ciò che non funziona, concentrandomi invece su ciò che si può fare.

Danilo e Luca
 Tu, assieme a Luca Paiardi, siete reduci dal progetto “Viaggio in Italia”, che vi ha visti protagonisti di un viaggio in carrozzina lungo tutto lo stivale, durato un mese. Ci racconti un po’ questa avventura?

Con Luca ho condiviso spesso diversi progetti e un giorno, mentre stavamo preparando uno spettacolo di danza contemporanea, alla fine delle prove, mangiando un panino ci siamo detti:  “Ma perché non proviamo a fare un viaggio in carrozzina, per poi raccontarlo dal nostro punto di vista?”. L’ idea è presto diventata realtà. Abbiamo fatto una puntata pilota nel 2015 e nel 2016 abbiamo attraversato l’Italia in un mese. Trenta giorni  e trenta tappe, durante le quali ogni giorno facevamo esperienze sportive o culturali di ogni genere. È stato bello raccontare come la tecnologia ci aiuti, oggi, ad essere più autonomi e indipendenti e infatti, durante questo viaggio, abbiamo fatto sci nautico, attività subacquea, roccia, ultraleggero, tennis e tantissime altre cose che fino a 30 anni fa un disabile non avrebbe mai potuto fare, proprio perché non c’era ancora un prodotto che desse questa possibilità.

Siamo andati anche nelle unità spinali a raccontare la nostra esperienza, alle persone che da poco hanno avuto questo incidente, cercando di portare loro un messaggio positivo, dicendo che si può ricominciare a lavorare, che ci si può sposare,  che si può viaggiare e fare sport. Il viaggio è stata anche una scusa per lanciare una raccolta fondi grazie alla fondazione del portale lastminute.com e siamo riusciti a raccogliere quasi diecimila euro, con i quali abbiamo acquistato un furgone adattato per il nostro amico Danilo Neri, un ragazzo tetraplegico grave, che grazie a questo mezzo avrà la possibilità di muoversi nuovamente e anche se accompagnato potrà, almeno, uscire di casa.

Infatti lo porteremo con noi in un’esperienza sportiva durante queste nuove tappe di viaggio previste per il 2017 che toccheranno l’Europa. A giugno saremo in Spagna.

C’è un ricordo, un momento della tua vita, al quale sei particolarmente legato e che ti piacerebbe condividere con noi?

Ho talmente tanti ricordi positivi che trovarne uno in particolare è davvero una sfida. Sicuramente il momento che sto vivendo adesso è magico, la cosa più bella è il fatto di poter condividere la mia vita, le mie esperienze e i miei progetti con la donna di cui mi sono innamorato due anni fa. Crescere insieme a lei vivendo queste avventure mi rende felice.

 

 

Copyright foto:

http://www.daniloragona.com/curriculum

http://www.bellamagazine.it/bella/news/attualita/fixed-la-moda-incontra-la-disabilita/

http://www.lastampa.it/2015/06/18/cronaca/su-quattro-ruote-inizia-viaggio-italia-g0a16XyX5JF5BlZqy2WMTM/pagina.html

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