CULTURA

WINONA RYDER, L’ICONA DELLA GENERAZIONE X

La nostalgia degli anni ’90 è sentire un intreccio allo stomaco ricordando (in maniera così stranamente vivida,poi!) gli zaini Invicta, la pubblicità della Pepsi di Michael Jackson ed i maglioni grunge, il game boy e i Block-buster, la collezione di carte telefoniche ed i rullini Kodak che non dovevano assolutamente essere esposti alla luce del sole durante la ricarica della macchinetta e ancora i tamagotchi e l’autobianchi, i truciolones ed il gelato Jumbo, l’ippopotamo blu della Pampers e la casetta della Mulino Bianco che arrivavano a casa solo dopo aver faticosamente completato la raccolta punti.

Ed è proprio in questa tempesta d’amarcord che non può non comparire l’immagine di Winona Ryder, una delle attrici che, assieme a Drew Barrymore, Meg Ryan e Julia Roberts, è stata di sicuro gli anni ’90. (e per qualcuno anche la reginetta del ballo di fine anno degli ’80, certo)

La Ryder ce la ricordiamo tutti proprio così, caschetto su cipria troppo chiara, rossetto rosso e giubbotto di pelle nera, sorriso smagliante di candore e fermezza.

Quel suo particolare nome le viene dato in riferimento alla sua città di nascita, Winona, in Minnesota, il cui significato per i nativi americani Sioux è “la prima figlia nata”, anche se in realtà sua madre ha già due figli da un precedente matrimonio, Sunyata e Jubal (inseguito nascerà anche Uri, chiamato così in omaggio di Gagarin).

Viene aggiunto anche un secondo nome, Laura, come la moglie del suo padrino di battesimo, il guru psisichedelico Timothy Leary della comunità hippies presso la quale Noni -com’è affettuosamente soprannominata questo scriccioletto alto 1,60- vive con l’intera famiglia.

Gli Horowitz infatti sono una coppia di lisergici scrittori a dir poco sorprendente: Michael, che è anche un editore e rivenditore di libri antichi di origine ebreo-russa e Cindy, documentarista e videomaker legata alle filosofie orientali e ai misticismi del Buddismo, che hanno scelto, poco prima della nascita di Winona, il 29 ottobre 1971, di lasciare secondo gli ideali sessantottini gli agi cittadini per una comune senza elettricità e acqua corrente a Petaluma, California.

Fra le chilometriche distese di campi di grano, girandole di bambini coi piedi scalzi ed i vivaci stimoli degli amici del padre, i poeti della beat generation Ginsberg, Corso e Ferlinghetti, Winona ricorderà sempre la sua infanzia con un misto di nostalgia e rabbia, un periodo che la rende sì empatica nei confronti degli altri ma in imbarazzo costante per una povertà scelta.

Durante l’adolescenza è un tomboy minuto e con la zazzera, bullizzata dai compagni di scuola per la sua stranezza che è in realtà invece semplicemente un’accesa timidezza. E’ proprio per questo carattere che, all’uso degli acidi nella comune e ai primi esperimenti amorosi, Winona preferisce invece la compagnia di libri (da Orwell ad Yeats, da Forster a Austen e soprattutto Salinger che rimarrà il suo scrittore preferito con le più di cinquanta riletture del “Il giovane Holden”) e di pellicole che divora in un piccolo cinema di provincia a proiezione gratuita ( si accende su Cassavetes che «sentivo mi invitasse nel suo mondo», sull’espressione mozzafiato di Greer Garson in “Random Harvest” , le movenze feline di Sarah Miles e le fossette di June Allyson).

E’ Cindy a decidere di iscriverla, poco più che dodicenne, ad un corso settimanale di recitazione all’A.C.T. di San Francisco per aiutarla a sconfiggere l’ introversione, non avendo minimamente idea di stare segnando così il destino della figlia che difatti, proprio durante uno spettacolo di prova a scuola, viene infatti notata da Deborah Lucchesia, talent scout hollywoodiano alla ricerca, nel 1984, di un’adolescente che interpreti la nipote di Jon Voight in un film a basso budget dal titolo “Desert Bloom”.

Poi Noni decide, poco prima di girare il suo secondo film su una giovane fanatica religiosa cresciuta in un piccolo centro rurale del Texas, “Square Dance“, di usare un nuovo cognome per pseudonimo, Ryder, come quello di Mitch Ryder, cantautore che il padre ama mettere sul giradischi ad ogni colazione.

La vitalità chiara di Winona conquista fulmineamente tutti: dal suo ancora attuale migliore amico, Robert Downey Jr. (conosciuto sul set di “1969-I giorni della rabbia“) che le insegnerà l’importanza dell’animalità recitativa e dell’autoironia nell’affrontare la carriera d’attore, a Michelle Pfeiffer che, durante la lavorazione de “L’età dell’innocenza” di Scorsese, la aiuterà invece a rinunciare immediatamente alla dipendenza dalle pillole contro l’insonnia costringendola a gettare l’intero flacone nel bagno e ancora Cher (mamma per copione in “Mermaids”) che adora tener sotto la sua ala questa “piccola fiammella splendente” o addirittura la divina Gena Rowlands che, durante le riprese di “Night on Earth” di Jarmusch, la paragonerà invece ad una giovane Vivian Leigh per bellezza e talento.

Ed è proprio durante il decollo della carriera di Winona, grazie agli innumerevoli successi al botteghino come “Great balls of fire!”, “Heathers”, “Edward mani di forbici”, “Dracula” di Coppola, “La casa degli spiriti” e “Piccole donne”, che l’attenzione dei media nei suoi confronti diventa insostenibile, viene perseguitata dai paparazzi e persino da uno stalker, ossessionati dal voler scandagliare qualsiasi anfratto del suo privato, dagli amorazzi con attori e musicisti (Johhny Depp, Christian Slater, Matt Demon, Dave Pirner) ai piccoli crolli depressivi dovuti alla sua costitutiva insicurezza ed attacchi d’ansia (che infatti la condurranno, imbottita di antidolorifici, ad essere arrestata nel 2001 con l’accusa di taccheggio per aver rubato 5.500 dollari di abiti firmati in un grande magazzino sulla Saks Fifth Avenue, Beverly Hills).

E’ invece durante la lavorazione di “Giovani carini e disoccupati” che Noni deciderà di lasciare le plastiche colline di Hollywood per San Francisco, città dove sta girando proprio questo film che, forse, più di tutti, la renderà attrice mitologica per l’intera generazione. Potrebbe difatti bastare il suo personaggio, la disoccupatissima e inquieta Lelaina innamorata persa del suo coinquilino bello e dannato Troy (Ethan Hawke), per raccontare gli anni ’90 e anche un po’ Winona che è qui (ma come in ogni suo film, del resto) così autentica nel rappresentare la complessità femminile da intrecciare con sorprendente naturalezza purezza e determinazione, vulnerabilità e sensualità.

Poco prima di prendersi una pausa dalla recitazione a causa dell’episodio del furto («E’ stato un lungo percorso, ma per tanti continuo a essere la ragazza che ha nascosto abiti nella sua borsa in un grande magazzino. Non mi libererò mai da questa macchia») Winona produce quello che lei stessa definirà il suo film del cuore, “Girl Interrupted”, basato sull’autobiografia di Susanne Kaysen, ricoverata in un ospedale psichiatrico a causa di un disturbo borderline di personalità.

«Io sono Susanne, una ragazza insicura, con tante fragilità e che si difende dalla realtà scrivendo racconti, rifugiandosi in un mondo immaginario»

E allora dopo Noni scompare davvero dai radar gossippari e maligni di Hollywood, si laurea, legge e rilegge i suoi scrittori preferiti (Saul Bellow, Edith Wharton, Primo Levi, Virginia Woolf), ingrossa la sua ricca cineteca, finanzia enti benefici e non baratta mai la sua vita privata per il divismo di un’intervista, ché

«in fondo sono e resto una outsider».

A riscoprirla è fortuna nostra Darren Aronofsky che nel 2001 la pretende in “Black Swan“, regalandole di fatto un luminoso secondo tempo.

Seguirà la serie tv “Show me a Hero” e ad oggi Joyce in “Stranger Things”, serie dove afferma di non riuscire a smettere di piangere ad ogni ripresa proprio per l’intensità della storia del suo personaggio, una madre più che single tragicamente sola. A coccolarla sul set c’è però il suo co-protagonista, David Harbour, che proprio a lei ha dedicato uno dei suoi ultimi post su Instagram:

E meraviglioso lavorare con la più grande stella del cinema della mia generazione. Lei è così vulnerabile e personale e intima sul suo lavoro. E nell’intervallo tra un ciak e l’altro, mentre io sono tutto imbronciato e livido e cerco di ‘restare nel personaggio’, lei è luce e mi fa ridere e mi aiuta a realizzare che la vita è breve e dovremmo godercela. E io ci riesco. Grazie a lei.

E’ vero grazie, Winona! E buon compleanno.

Immagine di copertina

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