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2 FEBBRAIO 1882: JAMES JOYCE, IL RITRATTO DELL’ARTISTA DA GIOVANE

Il 2 febbraio 1882 nasce a Dublino James Joyce, uno degli scrittori più importanti del Novecento.

La famiglia Joyce è profondamente cattolica e conosce, nel corso degli anni, diversi rovesci di fortuna, debiti dovuti in gran parte ai problemi di alcolismo del capofamiglia, un uomo comunque buono e dal fine senso dell’umorismo, caratteristica che, forse, in qualche modo segnerà il manierismo delle opere mature del figlio.

Nonostante le alterne ristrettezze economiche, James riceve la migliore delle istruzioni, prima nel prestigioso istituto dei gesuiti Clongowes Wood Collage, poi al Belvedere Collage e poi all’University Collage, dove si mostra uno studente straordinariamente dotato.

Conclusa l’esperienza universitaria, Joyce inizia, assieme alla moglie, a peregrinare in più città come Pola, Trieste e Roma, passando da un lavoro ad un altro (ora professore di inglese alla Berlitz, ora impiegato in banca nella Capitale italiana), con uniche costanti le sue due viscerali passioni: le biblioteche e la bottiglia.

I suoi primi scritti iniziano, così, a circolare presso un pubblico ristretto: nel 1916 Ritratto dell’artista da giovane, nel 1918 l’opera teatrale Gli esiliati e, soprattutto, la raccolta Gente di Dublino, quindici novelle dove in ognuna l’autore mette in scena l’universo interiore di un abitante della città abbandonata attraverso un sapiente passaggio dalla prima alla terza persona, come se il libro volesse illustrare lo sviluppo della vita immaginaria dello stesso Joyce, dal drammatico al mitico, passando per epico.

La prima edizione dell’Ulisse di James Joyce del 1922 (Copyright immagine)

 

L’opera di James Joyce precedente al mastodontico Finnegans Wake e che è tuttora considerata uno dei capolavori della Letteratura mondiale, romanzo che chiude in via definitiva gli stilemi dell’Ottocento e che si apre, con rumorosa consapevolezza, al Chaos del contemporaneo, è l’Ulisse.

Una caratteristica tipica del romanzo è l’utilizzo della tecnica del “flusso di coscienza” dove ogni parola diventa un ponte associativo e musicale verso altre parole, non private però di una sottile ironia.

Il romanzo è il racconto di una giornata del protagonista, immaginata come una vera e propria Odissea.

Il viaggio dell’Ulisse è, anche per il lettore, un’avventura aggrovigliata e fitta, proprio grazie al talento di James Joyce che, per la potenza della sua scrittura,non ha di certo ancora trovato successori.

 

Per un maggiore approfondimento, cliccate qui:

JAMES JOYCE, LO STILE DELLA RIVOLUZIONE LETTERARIA

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