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3 APRILE 1924: BUON COMPLEANNO ALLA LEGGENDA DEL CINEMA MARLON BRANDO

Considerato la divinità massima dell’Olimpo cinematografico, Marlon Brando nasce il 3 aprile 1924 a Omaha, Nebraska, in una famiglia disfunzionale di origine tedesche e olandesi (un suo avo paterno, Johann Wilhelm Brandau, era arrivato negli Stati Uniti nel XVIII secolo da una piccola cittadina della Germania).

I genitori di Bud, com’era soprannominato durante l’infanzia, e delle sue due sorelle, infatti, sono entrambi alcolizzati e violenti, soprattutto suo padre Marlon Brando Sr., un produttore di pesticidi e prodotti chimici che, di notte, rientrato da qualche bordello, picchia il figlio fino a farlo svenire per terra.

Dislessico, ribelle, spesso landrucolo di quartiere e gran bevitore dai temibili accessi d’ira, dopo essere stato espulso dall’accademia militare, decide di spostarsi nel 1943 a New York, per frequentare dei corsi all’Actor’s Sudio nella classe di Stella Adler, definita da Brando stesso come “l’anima della scuola”.

A precedere la sua abbacinante bellezza è un talento unico nel suo genere che lo porterà a diventare uno degli attori più desiderati e ammirati di tutti i tempi.

Sale alla ribalta della critica teatrale con il ruolo del burbero protagonista del dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams, per poi essere richiesto a suon di milioni da ogni regista dei Continenti, interpretando tra i ruoli più significativi della Storia del Cinema: dal giovane ribelle di Fronte del porto di Kazan all’enigmatico protagonista di Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, dal temibile colonnello Kurtz di Apocalypse Now al sensuale Sky di Bulli e Pupe di Mankiewicz.

Brando però è anche una contraddizione vivente.

Se da un lato la sua vita privata è un guazzabuglio caotico di matrimoni prolifici (e undici figli dichiarati che si muoveranno tra storie di cronaca nera di incesti, omicidi e suicidi tanto da dare origine alla leggendaria “Maledizione dei Brando”) e amanti per tentare di saziare la sua sconfinata sete sessuale ( “Ho fatto del male alle donne per surrogare quello che mia madre non mi ha mai saputo dare e per fare del male a mio padre”), quella pubblica diventa per lui un mezzo per sensibilizzare il pubblico che oramai lo considera mito su temi politici importanti, prima raccogliendo generosamente fondi per gli ebrei nordamericani ancora soffocati dalla crisi del ’29, poi aiutando attivamente i nativi americani, come quella volta che, nel 1973, premiato con l’Oscar per l’interpretazione de Il Padrino di Francis Ford Coppola, lascia che a ritirare il premio sia la giovane apache Sacheen Littlefeather per protestare contro lo sterminio dei nativi americani.

Prima di morire, nel suo ultimo atto autodistruttivo, ingrassato, diabetico, semi paraplegico e soprattutto completamente solo nella lussuosa villa a Mulholland Drive il primo luglio 2001, è questa la formidabile storia de, citando Truman Capote, Il duca nel suo dominio.

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