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QUANDO SFIORIRONO LE VIOLE. OGGI L’ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI RINO GAETANO

È il 2 giugno del 1981 e l’orologio segna le 3.55.

In via Nomentana, a Roma, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea, un camion cerca di evitare un Volvo contromano che gli si sta per schiantare addosso ma lo scontro è oramai inevitabile e nefasto.

L’auto viene distrutta nella parte anteriore e il lato destro, l’uomo al volante invece, per l’impatto, sbatte la testa contro il parabrezza così violentemente da sfondarlo, mentre intanto il petto sbatte contro il volante e il cruscotto.

Trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I, il 31enne è già in coma, a causa di varie ferite sulla base cranica, a livello fronte, una frattura malare destra e una sospetta allo sterno.

L’ospedale però, non avendo un reparto attrezzato per gli interventi d’urgenza sui craniolesi, tenta di contattare telefonicamente, con il dottor Novelli, il San Camillo e il San Giovanni, il San Filippo Neri e CTO della Garbatella, ma tutte le strutture rispondono subito di non avere posti disponibili, soprattutto in quel momento (in seguito verrà aperta un’inchiesta parlamentare, la n- 4-02031, contro il mancato soccorso  e ricovero).

Ad accettare il caso sarà il Policlinico Gemelli ma il paziente è già in condizioni disperate tanto da morire drasticamente, verso le sei del mattino.

L’autopsia rivela che la causa della possibile perdita di controllo dell’auto è stata forse causata da un collasso poco prima dell’impatto, tesi supportata dallo stesso camionista che dichiara di aver visto il ragazzo riccio accasciarsi di lato prima di iniziare a sbandare, per poi riaprire gli occhi a pochi attimi dal ferale impatto.

Questo ragazzo è il musicista Rino Gaetano.

Considerato un talento artistico, Gaetano canta del disagio della borgata, dei fallimenti e della gioia per le cose piccole degli outsider, degli errori e del menefreghismo della politica italiana verso i suoi cittadini più ignari e indifesi.

Attraverso un stile ironico e canzonatorio, le canzoni di Gaetano sono uno sberleffo con il sorriso sulle labbra, un racconto agrodolce dei soprusi e dei vizi, una malinconia in “otto ottavi”.

Come ogni artista lucido e i dolenti visionari, il musicista sembra quasi aver presagito la sua morte in una canzone scritta dieci anni prima, “La ballata di Renzo“, la storia di un ragazzo che muore in circostanze simili e in simile solitudine, da figlio unico:

«La strada era buia, s’andò al S. Camillo
e lì non l’accettarono forse per l’orario,
si pregò tutti i santi ma s’andò al S. Giovanni
e lì non lo vollero per lo sciopero.»

(da Quando Renzo morì io ero al bar – Rino Gaetano)

 

Per conoscere meglio la storia del musicista Rino Gaetano, cliccate qui:

RINO GAETANO RIVIVE NELL’INEDITO “TI VOGLIO”

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