CULTURA

“SIGNORA O SIGNORINA?”… PER ESORCIZZARE IL PREGIUDIZIO NASCE L’ALFABETO DEGLI STEREOTIPI

A ogni donna sarà capitato almeno una volta nella vita di subire affermazioni imbarazzanti che sulla categoria femminile gettano discredito attraverso il luogo comune, l’ignoranza o la semplice leggerezza con cui si pronunciano frasi e parole che, di fatto, segnano una sorta di confine tra ciò che è “maschio” e ciò che non lo è.

E se per molti la questione linguistica non è affatto determinante, occorre invece prendere atto che è anche in questa che si annida lo squilibrio tra uomini e donne, uno squilibrio che si carica di un linguaggio sminuente, screditante, discriminatorio, che spesso sfocia in violenza fisica arrivando, purtroppo fin troppe volte, alla più estrema delle conseguenze: “L’ho uccisa per il troppo amore”.

Da una presa di coscienza che parte proprio dal modo di esprimersi, nasce l'”Alfabeto delle ragazze”, un progetto che fa della parola, la chiave per abbattere le barriere e ristabilire la parità, quella che parte dai piccoli gesti, come una frase pronunciata con la dovuta gentilezza e con il rispetto che si rivolge ai pari.

A – come Amore “L’amava troppo. Non sopportava di perderla…..l’ ha uccisa”

B – come “Beato chi le capisce le donne…”

C – “Chi dice donna dice danno”

D – come “Donne e buoi dei paesi tuoi” o come “Donna al volante, pericolo costante”

E- come “È stato un raptus, folle di gelosia l’ ha strangolata”

F – come “Femminuccia, non piangere come una femminuccia”

G – come “Guidi bene per essere una donna”

H – come “Ha il ciclo, ecco perché è nervosa”

I – come “Invisibili e dietro le quinte, dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”

L – come “La Pintus, la Rossi, la Bianchi”: per sminuire basta un articolo

M – come “moglie, madre….e anche ingegnere”

N – come “Non è un mestiere per donne”

O – come “O il lavoro o la famiglia” ma anche come “O sei bella o sei intelligente”

P – come “Posso parlare con suo marito?”

Q – come “Questo non si addice ad una donna”

R – come “Resta a casa se non vuoi che ti succedano certe cose”… sottotitolo “Se l’è cercata”;

S – come “Signora o signorina?”

T – come Titoli… Alle donne si fa sempre lo sconto: non dottoresse, scienziate, austronaute, ma Signora e Signorina

U – come “Uomo. Essere una donna colta, competente, magari con doti da leader, non basta: per farsi valere servono “gli attributi”

V- come “Vittime – mai più Vittime di Violenza”

Z – come “Zitella e dunque acida e infelice”.

Questi sono solo degli esempi, delle semplici espressioni che denotano l’esigenza lampante di un nuovo modo di parlare. A ricostruire questo “Alfabeto delle ragazze” sono state le studentesse Federica Turis, Alice Loche, Valeria Bonanomi, insieme con Anna D’Hallewin, animatrice di eventi per bambini, Jolanda Mason, student coach e ingegnera, Emanuela Lai, attrice, Virginia Dal Cortivo, Business Development and Events Manager, Ludovica D’Atri, interprete di lingua dei segni, con il contributo ulteriore delle operatrici del Centro antiviolenza Donna Eleonora di Oristano, assieme ad alcune “sopravvissute”.

Ma ciò che lascia pensare è il fatto che, leggendo queste frasi, a pensarci bene, in molti casi sono proprio le donne ad perpetrare, il più delle volte senza nemmeno rendersene conto, il disvalore intrinseco di modi di dire così diffusi nella mentalità comune da risultare “normali”.

L’auspicio, allora, è che vi siano sempre più donne pronte a denunciare un sopruso, ancorché fatto solo di parole, e che vi siano sempre più donne capaci di pretendere rispetto perché sono le prime a riconoscersene la giusta dose.

Solo così potremo guardare al futuro sperando in un cambiamento concreto che, evidentemente, non potrà che includere anche un linguaggio più corretto e più equo.

Copyright foto in evidenza: linguaggio di genere

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