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INTERVISTA A CLAUDIA VENUTI L’AUTRICE CHE CI INSEGNA A GUARDARCI DENTRO

Come il più delle volte accade, a condurmi all’intervista di questo mese è stato il destino.

Una serie di coincidenze e intrecci di conoscenze hanno fatto sì che mi imbattessi in Claudia Venuti, una donna dalla personalità caleidoscopica, il cui percorso è nato da un sogno: quello di diventare scrittrice… E perché no, magari la scrittrice preferita di qualcuno!

Proprio come Mia, la protagonista dei suoi primi tre romanzi, il personaggio che ha letteralmente consacrato e dato inizio a questo sogno, muovendo i primi passi lungo un cammino fatto di occasioni, opportunità, incontri sbagliati oppure giusti, da cui Mia è sempre riuscita a tirar fuori qualcosa.

E adesso che Mia è cresciuta, per Claudia sono arrivate nuove occasioni, come la pubblicazione di un nuovo romanzo con la prestigiosa casa editrice Sperling & Kupfer con cui ha visto la luce “Ho trovato un cuore a terra ma non era il mio“, un libro che insegna a guardarsi dentro e che ognuno dovrebbe avere nella propria libreria.

Mi ha colpito molto una frase di Claudia Venuti, che credo racchiuda un po’ il senso di tutto ciò che vuole trasmettere attraverso il meraviglioso potere della scrittura: “Fate solo ciò che sentite di fare”. È questo il motore che ha portato la nostra autrice, tra istinto, paure e voglia di mettersi in gioco, a imboccare la strada della felicità, a percorrere un sentiero a volte impervio, ma che in fondo l’ha ripagata già per il fatto di averci creduto.

A Claudia Venuti auguro di fare ancora tanta altra strada nella scrittura e di tenere aperta, così, quella valvola di sfogo che le consentirà di raccontare al mondo le sue emozioni e liberare tutta la forza che ha dentro, senza lasciare mai le cose dette a metà.

Raccontaci un po’ di te! Chi è Claudia Venuti?

Eccomi! Difficile riassumere chi sono in poche parole oppure è più semplice di quanto io creda. Se dovessi definire me stessa direi che sono una persona alla continua ricerca di stimoli, bellezza e cose da fare, dire e raccontare.

Sono una sognatrice cronica che viaggia con i piedi ben saldati a terra ma con la testa decisamente tra le nuvole. Sono una persona che ama mettersi in gioco e sfidare i propri limiti. Non saprei definirmi, vivo di sfumature e di cambiamenti.

Ho sempre scritto per passione e per amore verso la sensazione di benessere che ogni volta mi regalano la penna in mano e un foglio da riempire, e da un po’ di tempo è diventato questo il mio lavoro, insieme a tanti altri lavori.

Come è nata la tua passione per la scrittura, ma soprattutto quand’è che hai capito che avresti scritto perché qualcuno ti leggesse?

La mia passione, come dico sempre, credo sia nata nel momento stesso in cui ho capito che attraverso la scrittura liberavo parti di me che non riuscivo a tenere dentro e che avevo bisogno di buttare fuori, di esternare.

Ho sempre scritto per calmarmi, per guarire ferite e per comunicare con gli altri ciò che provavo, ad un certo punto però ho capito che i miei pensieri, le mie paure e le mie riflessioni non rispecchiavano solo me, ma tante altre persone come me.

Quando ho iniziato a leggere messaggi da parte dei miei primi lettori dopo l’uscita del mio primo libro “Passi” con scritto: Grazie a questo libro mi sono sentita una persona meno sola, ho capito che avrei voluto continuare a far del bene a me stessa, ma anche agli altri e l’unico modo a disposizione era proprio quello: scrivere, raccontare e sviscerare emozioni e vissuto.

Cosa scrivi in particolare? Qual è il genere che ti identifica?

Ho sempre scritto romanzi, non c’è un genere che mi identifica e non amo inserire i miei libri in un genere specifico. Scrivo di ciò che vivo direttamente o indirettamente, di ciò che sento, delle storie che si intrecciano con la mia, delle persone che camminano vicine o lontane e di tutti quei piccoli dettagli che colgo ogni giorno e su cui sarei capace di romanzare, appunto, partendo proprio da un singolo particolare… è così che viaggia la mia penna.

Cosa ti piace leggere? C’è uno scrittore che ti ha fatto da guida nel percorso dentro la scrittura che ti ha portato a essere ciò che sei diventata?

A dire il vero non leggo da molto tempo ed è una cosa che rimprovero a me stessa perché ho sempre amato leggere, ma ultimamente è una cosa che ho smesso di fare.

Amo in maniera indiscussa Alessandro Baricco e tutti i suoi romanzi, ma non c’è uno scrittore che mi ha fatto da guida, ho seguito la mia strada senza subire troppi condizionamenti, e devo dire che ancora oggi continuo nella stessa direzione perché non è una strada con una meta ben precisa, è un percorso tutto da scoprire.

Non so cosa sono diventata perché mi sento in continua evoluzione, in un perenne stato di cambiamento, proprio come la mia scrittura. C’è sempre lo steso filo a condurmi ed è quello legato ai sentimenti, ai legami, alle paure, alle fragilità.

Quanti libri hai scritto?

Quattro.

Ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legata?

No, non credo di essere particolarmente legata a uno di essi, sono tutti diversi tra loro e rappresentano momenti della mia vita estremamente distanti tra loro. Poi sai, va a tratti, è un rapporto di odio-amore anche con i libri. 

Parliamo del tuo ultimo romanzo “Ho trovato un cuore a terra ma non era il mio”. Un’opera dal titolo che rimane nella mente, che decanta sentimenti come l’amore e la fiducia nell’altro. Chi è Nina? Si può vivere come lei? A quale prezzo?

Difficile riassumere anche Nina, personaggio davvero particolare e da scoprire perché è in continua evoluzione all’interno del libro, fino allo sconvolgimento e capovolgimento della sua stessa vita.

Nina è una donna solitaria, indipendente e anti social oltre che anti legami e uomini. Ha tante ferite che non riesce a toccare e quindi preferisce rimanere in superficie per paura di trovare, nel profondo, altro dolore.

Non si può vivere come lei e infatti neanche lei a un certo punto sarà più capace di vivere così, perché il prezzo è troppo alto e con il passare del tempo porta solo all’infelicità.

Com’è il lavoro di uno scrittore in epoca di pandemia? Come ci si pubblicizza e quanta parte fanno i social?

Diciamo che quest’anno, così come il 2020, è stato un anno tosto a tutti gli effetti, perché manca il contatto dal vivo, mancano le presentazioni e tutti quei momenti legati all’incontro con i lettori: le dediche, gli abbracci.

Ovviamente i social hanno avuto un ruolo fondamentale perché tutta la promozione si è concentrata (e lo è tutt’ora) proprio sui social, attraverso dirette, videointerviste e in generale credo siano un ottimo canale di promozione per ciò che si fa.

Per me sono stati importantissimi, anche perché inizialmente non avevo nessuna casa editrice e per diffondere estratti dei miei libri è stato un buon inizio.

Cosa consiglieresti a chi vuole affacciarsi al mondo della scrittura o dell’editoria? È un sogno impossibile?

Penso di essere la dimostrazione che sia possibile, nel senso che non è un mondo facile ma con determinazione, costanza e soprattutto credendo fermamente in ciò che si fa, è possibile.

Il mio consiglio è di capire innanzitutto qual è l’obiettivo principale e da lì iniziare a fare il possibile per raggiungerlo, sfruttando tutte le opzioni utili a farsi conoscere e per far arrivare il proprio “messaggio”, che sia attraverso concorsi letterari o la spedizione dei propri manoscritti a case editrici serie e affidabili, che non chiedano soldi per la pubblicazione.

A piccoli passi tutto si può fare, bisogna avere pazienza e avere la caparbietà di non mollare mai la presa. D’altronde come ho scritto nel mio primo libro “I sogni che abbiamo arrivano fin dove li portiamo, quelli che si realizzano hanno viaggiato con noi fino alla fine.”

Grazie Claudia, per essere stata con noi e per averci raccontato un po’ di te!

Grazie a voi.

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