CULTURA

ANIMAL FARM, TRA DISTOPIA LETTERARIA E SATIRA POLITICA

Animal Farm è il suo titolo originario. Il lavoro di George Arthur Blair, meglio noto come George Orwell, è strutturato come una favola e ha visto la luce nel 1945. Il romanzo è il frutto di una analisi satirica clamorosa e feroce su come il potere politico possa mettere a repentaglio, con una certa facilità, le libertà fondamentali di coloro che ne sono assoggettati.

Una critica dura ai regimi totalitari in generale ed a quello di Stalin nel particolare nasce dalla penna di Orwell che descrive gli esiti stravolgenti e catastrofici della dittatura staliniana in Unione Sovietica.

Il fattore Jones è un brutto ceffo; sfrutta e maltratta senza alcuna pietà gli animali della sua fattoria.

Una sera gli animali si riuniscono di fronte al Vecchio Major, un maiale di dodici anni molto apprezzato da tutti per la sua grande saggezza, il quale racconta agli altri di aver fatto un sogno nel quale tutti gli animali erano liberi dalla schiavitù, non erano più assoggettati al potere dell’uomo e gestivano la loro vita e le loro faccende in assoluta libertà. “Tutto ciò che ha due gambe è malvagio” dice il Vecchio Major ai suoi amici, ma li esorta a non preoccuparsi perché presto saranno finalmente liberi.

Il destino vuole che il Vecchio Major muoia tre giorni dopo il suo appassionato discorso; gli succedono alla guida del progetto di riscatto dalla schiavitù i maiali Napoleon, Palla di Neve e Clarinetto.

Una sera il fattore Jones dimentica di dar da mangiare agli animali che, presi dalla fame, decidono di uscire dalle loro allocazioni per protestare; Mr. Jones si infuria insieme agli altri fattori e scoppia così la rivoluzione che vede gli animali schierati contro gli umani e, dopo una feroce e sanguigna battaglia, vincitori rispetto a questi.

Gli umani soccombenti vengono scacciati da Major Farm che, sotto l’egida di “nuovi padroni”, viene rinominata e gestita dalla nuova classe dirigente della fattoria, costituita dai maiali.

I maiali difendono impavidamente la fattoria dal tentativo di Mr. Jones di farvi ritorno e gli sottraggono il fucile, simbolo del suo potere, manifestando così un chiaro segno di supremazia del mondo animale su quello dell’uomo; stabiliscono nuove regole attraverso cui affermano i principi della pace e dell’Animalismo, consacrando i sette nuovi comandamenti che tutti gli animali sono tenuti a rispettare e che si concentrano in quello che dispone che “Tutti gli animali sono eguali”.

Ma ben presto i nobili ideali sottesi alla rivoluzione vengono disattesi e l’unico rivoluzionario sincero, il maiale Palla di Neve, viene allontanato dalla fattoria che ricade sotto il dominio e la dittatura di Napoleon, il maiale più ambizioso e meno onesto, il quale afferma ed impone proprio la stessa dittatura che la rivoluzione mirava a soppiantare.

La regola per cui “Tutti gli animali sono eguali” si trasforma e viene ampliata con la precisazione secondo cui “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri”.

Il maiale Napoleon altri non è che la proiezione fantastica di Stalin, l’uomo che dopo aver predicato bene aveva deciso di razzolare male, improntando il suo governo, astrattamente idealistico, ma di fatto dispotico e dittatoriale, ai principi della violenza e della repressione .

Nell’opera di Orwell emerge con estrema chiarezza l’amara convinzione per cui gli ideali sottesi al socialismo, pur se astrattamente auspicabili, per la intrinseca propensione a voler trasformare la società in direzione dell’uguaglianza dei cittadini sul piano economico, sociale e giuridico, si rivelano nei fatti una mera utopia e si risolvono nella ricerca spasmodica di un potere che deforma la realtà e trasforma tragicamente il più nobile dei propositi, perché prevale sempre – in ogni essere vivente – il primordiale istinto di prevaricazione che lo spinge ad avere più degli altri.

A dirlo con un linguaggio semplice e di immediata fruibilità è proprio l’opera senza tempo di George Orwell, un concentrato di letteratura, storia e filosofia che, fotografando in chiave satirica lo spaccato socio-politico dell’era staliniana, denuncia attraverso lo strumento dell’allegoria, la vanità e la smania di potere quali prerogative tipiche dell’essere umano, imponendosi come una delle opere universali più interessanti e complesse di tutti i tempi.

Copyright foto: http://www.tuttacolpadelleparole.it/recensioni-libri/libro-la-fattoria-degli-animali-di-george-orwell/

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