CULTURA

LA MENTE DECIDE PRIMA DELL’ANIMA – LA LIBERTÀ E IL LIBERO ARBITRIO ESISTONO?

Che cos’è la libertà?

Aristotele diceva:

Solo chi ha superato le sue paure sarà veramente libero.

La libertà è uno dei bisogni essenziali dell’uomo ed uno degli argomenti filosofici più trattati di sempre. Possiamo affermare con una certa sicurezza che la libertà assoluta, quella che ideologizza la nostra mente, non esiste; non esiste come esattamente non può esistere la felicità assoluta. Per quanto ci si sforzi di essere completamente liberi, dipenderemo sempre da qualcosa o qualcuno. Il lavoro che facciamo, la società, le regole, la stessa aria che respiriamo non ci concede quanto la libertà assoluta richiederebbe, pur vivendo nel migliore dei modi possibili.

I concetti di libertà e libero arbitrio hanno assunto significati diversi a seconda delle epoche in cui sono stati trattati ma è quando si cerca di materializzare quei concetti che diventa tutto più difficile.

“L’ uomo si sente libero nella misura in cui può amare le cose e gli esseri da cui dipende: per esempio quando vive in ambiente a lui consono, quando esercita un mestiere che risponde alla propria vocazione interiore, etc. Viceversa, sperimenta una sensazione di coercizione e schiavitù quando è vincolato, per via delle necessità dell’esistenza, a funzioni o a persone che gli ripugnano. Così, quando rivendichiamo la nostra libertà non è l’indipendenza assoluta che domandiamo: è la facoltà di passare da una dipendenza che rifiutiamo a una dipendenza che ci attrae. La libertà non è altro che la capacità di scegliere tra due obbedienze”.

Gustave Thibon, il filosofo contadino.

Persino la Costituzione ha dedicato un posto fondamentale con l’art. 13 alla libertà.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3]…

E poi ancora:

E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [cfr. art. 27 c. 3];.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’esercizio dei diritti di libertà, ha innalzato la dignità umana, ma nella storia, la libertà è stata intesa in modi diversi: con l’Illuminismo è stata esaltata, divenendo la condizione universale di tutti gli uomini, in quanto cittadini del mondo, senza alcuna distinzione di razza, sesso, e classe sociale.

Nell’antichità, la libertà era considerata dai Greci, popolo a cui si deve la democrazia , come una condizione essenziale per poter vivere nella «polis» (la città intesa come primo nucleo sociale, come comunità-stato), da cui erano esclusi, però, schiavi, donne e forestieri.

Nel Medio Evo, invece, la libertà, secondo la concezione cristiana, rappresentava la possibilità dell’uomo, in quanto creatura di Dio, di scegliere tra il bene ed il male, in contrapposizione ai sostenitori della Riforma protestante, secondo i quali l’essere umano era completamente subordinato a Dio, quindi sostanzialmente non libero.

Si ravvisa perciò una visione dell’umanità che vive in una dimensione estranea rispetto a quella naturale; da una parte la natura come concepita come priva di finalità e libertà, dall’altra l’uomo, considerato come essere operante in una dimensione di libertà.

E come la si potrebbe definire questa dimensione che trascende quella naturale se non libero arbitrio?

Alla domanda “Cos’è il libero arbitrio?” la maggior parte delle persone risponderebbero probabilmente la libertà di scegliere cosa fare in una determinata circostanza. Questa risposta non è sbagliata, anche se un po’limitata per risolvere una concezione così determinante per la storia e lo sviluppo dell’umanità. Infatti il concetto del libero arbitrio è precedente all’avvento del cristianesimo, sebbene esso abbia trovato nell’ambito del pensiero filosofico e teologico cristiano un terreno infinitamente fertile di discussione e dibattito, nel corso dei secoli.

Dunque il libero arbitrio è la condizione di pensiero in virtù della quale ogni individuo può determinare in assoluta autonomia la finalità delle proprie azioni. Nessuna forza esterna che entra in gioco, nessuna entità superiore che regge le fila del destino. Ogni aspetto dell’agire e del pensare di un uomo si riduce a un atto di volontà.

E se queste scelte arbitrarie fossero il risultato di una combinazione di fattori puramente genetici?

La messa in dubbio di una delle certezze più consolidate del genere umano – quella di possedere un libero arbitrio  – è arrivata dalle neuroscienze. Una disciplina relativamente nuova, che è stata definita (fonte: Enciclopedia Britannica) lo studio “dell’anatomia, la fisiologia, la biochimica, la biologia molecolare del sistema nervoso e, in particolare, della loro relazione con il comportamento e l’apprendimento”.

Benjamin Libet  – docente e ricercatore presso la University of California di San Francisco – nel 1985 ha confrontato, in una serie di esperimenti, il momento della consapevolezza del paziente a svolgere un’azione elementare (come piegare il proprio polso) con il momento del manifestarsi nel cervello di potenziali elettrici responsabili del comando verso i tessuti muscolari. Sorprendentemente è successo quanto segue:

Il potenziale di prontezza motoria (PPM), la cui insorgenza viene comunemente associata a uno stimolo per i muscoli dei principali arti, ha cominciato a svilupparsi non solo prima dell’inizio del movimento ma anche circa 200 millisecondi prima che il paziente si rendesse conto di aver preso una decisione. Questo implicherebbe che il comando sia partito prima che si sia formata l’idea di averlo dato, ossia che il nesso causale fra decisione, attivazione celebrale e movimento sarebbe tutt’altro che semplice e unidirezionale.

Non possiamo né negare esistenza del libero arbitrio né essere totalmente certi della sua esistenza.

Le neuroscienze non hanno messo la parola fine alla questione ma uno è di sicuro il contributo che hanno portato: la possibilità di guardare il cervello non solo come una black box ma anche come un oggetto con dei processi interni osservabili.

Basterà tutto questo per scoprire scientificamente se e quanto siamo liberi?

Dante diceva riguardo gli ignavi:

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Canto III, Inferno

Guai a chi, avendo ricevuto in dono la libertà di scegliere, il libero arbitrio, vi rinuncia per seguire la via più facile. ù

Rinunciare alla libertà, e alle responsabilità che ne derivano, equivale a rinunciare alla propria dignità umana.

In questo LVII numero di Metis Magazine abbiamo voluto affrontare l’affascinante e antichissima tematica umana della libertà. Esiste? E in che modo l’uomo può definirsi libero?Come sempre abbiamo cercato di affrontare il tema attraverso differenti argomentazioni intrise di numerosi spunti di riflessione unendo il tutto alle nostre immancabili rubriche e alle interviste esclusive. Senza alcuna pretesa di esser stati esaustivi, vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di Settembre.

Buona lettura.

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